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Attack of the Friday Monsters: A Tokyo Tale



Attack of the Friday Monsters: A Tokyo Tale
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Sistema
Nintendo 3DS
Genere
Avventura grafica
Giocatori
1
Produttore
Level 5
Sviluppatore
Millenium Kitchen
Distributore
Nintendo Italia
Versione
Eur
Requisiti
ADSL
Uscite    
N.D.
N.D.
Disponibile
scheda_networkoff scheda_pegi7
   
scheda_bottom

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UN TITOLO CHE... ODORA DI STUDIO GHIBLI!


In attesa dell'uscita del fatato Fantasy Life, il GdR dalle spassionate tinte cartoon di Brownie Brown per Nintendo 3DS, realizzato gomito a gomito con i ragazzi di Studio Ghibli, c'è un titolo che promette di farci vivere le atmosfere uniche tratteggiate dal maestro Miyazaki nei suoi stupendi lungometraggi: Attack of the Friday Monsters: A Tokyo Tale.

L'opera di Millenium Kitchen, il gruppo di sviluppatori sapientemente capitanati da Kaz Ayabe, sembra infatti un tributo alla creatività del più illustre esponente di Studio Ghibli, vincitore di premi Oscar e Palme d'Oro.

Ambientazione ricercata e bucolica presa di peso da un passato, quello giapponese, che non c'è più; colori pastello; contorni delicati e leggiadri; situazioni improponibili; e l'ingenuità di un protagonista bambino, che con i suoi grandi occhioni tutto vede e tutto reinterpreta usando la fantasia, sono i caratteri che più marcatamente collegano questo buffo e curioso esperimento videoludico al modus operandi di Hayao Miyazaki.



UNA VOLTA, QUI, ERA TUTTA CAMPAGNA

Si muove gentile e suadente lungo le note dei ricordi, Attack of the Friday Monsters: A Tokyo Tale, mettendo in scena le vicende immaginifiche che sconvolgono la vita tranquilla e immersa nel verde (un verde che sta per essere sommerso da tonnellate di cemento) di un bambino di 9 anni della periferia di una Tokyo degli anni '70.

Insomma, il contesto lungo il quale si muove Attack of the Friday Monsters: A Tokyo Tale pare preso di peso dall'infanzia dello stesso Kaz Ayabe. O dall'infanzia di molti altri produttori e sviluppatori la cui adolescenza è stata segnata dall'incredibile boom economico e sviluppo tecnologico e demografico che il Giappone viveva proprio in quegli anni.

Come se fosse un minestrone, Millenium Kitchen ha buttato nella bizzarra sinossi della sua avventura grafica gli ingredienti un po' disparati, ma fondamentalmente tutto parte dal presupposto di vivere un'avventura che non esiste se non nella testa di Sota, il bimbo di quarta elementare che è appena arrivato nella cittadina di Fuji No Hana (letteralmente “il migliore dei fiori”).

Sota è un bambino come tanti altri: durante il mattino va a scuola, di pomeriggio aiuta i genitori nell'attività di famiglia, una lavanderia posta al pianterreno della loro piccola abitazione, e nel tempo libero si diverte ad esplorare il quartiere, immaginando di vivere chissà quali avventure.

Accompagnarlo lungo le stradine di campagna in terra battuta che tracciano il mondo di gioco di Attack of the Friday Monsters: A Tokyo Tale, regala la sensazione di seguire un giovane Miyamoto ancora in calzoni corti tutto intento nei suoi giochi fantastici che saranno poi le basi della saga di The Legend of Zelda.

Questo perché Sota, come Miyamoto, ha una fervida immaginazione e riesce a trasformare un tranquillo ruscello di irrigazione in un fiume impetuoso, il passaggio a livello del trenino locale in un invalicabile confine che si affaccia sull'ignoto, i vicoletti dietro casa in labirinti misteriosi che non chiedono altro di essere esplorati.

E poi ci sono i mostri che escono il Venerdì, mostri televisivi, giganteschi alieni e robottoni corazzati che tanto andavano di moda sulla TV nipponica di quegli anni, che nel paesino di Fuji No Hana hanno preso l'abitudine di comparire in carne ed ossa ogni fine-settimana, terrorizzandone gli abitanti. Ma, anche in questo caso, nonostante gli adulti ne parlino e delle loro scorribande rimangano le gigantesche impronte che feriscono le campagne che circondano la cittadina, non siamo troppo sicuri che si tratti della realtà, oppure se la colpevole sia proprio la fantasia galoppante del nostro Sota, calato fin nella cintola dei calzoni in un'avventura fantasmagorica per sfuggire dalla routine moderna.

 

ISTANTANEE DI VITA VISSUTA

Ci si muove così lungo contesti urbani, periferici ma mai degradati, perché riportati su schermo con la grazia e la poesia che è classica delle opere di Miyazaki, resi eccezionali dalla sete di avventure del nostro Sota.

Il giocatore nipponico che oggi ha una quarantina d'anni avrà modo di rimettere piede, grazie a Attack of the Friday Monsters: A Tokyo Tale, in cartoline di un Giappone che non esiste più. Un Giappone trainato, da un lato, dal boom economico e ancora fedelmente ancorato, dall'altro, alle proprie tradizioni. Un Giappone agricolo, che non conosce ancora speculazioni edilizie e bolle immobiliari, e che vede convivere, fianco a fianco, i primi palazzetti in cemento armato con le secolari casettine con le porte in carta di riso. E' davvero un Giappone che non esiste più, quello riportato alla luce da Millenium Kitchen, e che a noi italiani dirà forse ben poco, salvo sbatterci in faccia quel fermento culturale ed economico classico dei nostri film di Gassman e Sordi degli anni '50-'60, o comunque permetterci di esplorare scenari visti solo negli anime, nei manga o letti nei libri di Banana Yoshimoto.

 

LA FEBBRE DEL VENERDI' SERA

Dei titoli della linea di Guild 02 (di cui abbiamo già recensito gli altri due: The Starship Damrey e Bugs vs Tanks!), Attack of the Friday Monsters: A Tokyo Tale era probabilmente il più atteso e curioso, proprio per via di questa sua ambientazione domestica al contempo tanto aliena ed esotica.

Come i suoi fratellini, anche l'opera partorita dalla mente di Kaz Ayabe è un prodotto budget che ha l'obiettivo primario di sperimentare gameplay inediti.

Questa volta i binari sembrano muoversi lungo i confini dei tradizionali titoli a base di carte, fatti di mostri potenziabili e combattimenti all'ultimo punto-salute, ma in realtà Attack of the Friday Monsters: A Tokyo Tale è più un'avventura grafica da vivere passivamente.

Si viaggia per il paesino di Fuji No Hana, si completano i capitoli della storia nell'ordine che viene più comodo, si scoprono i tanti comprimari che aggiungeranno pepe al tutto, ma soprattutto si esplorano gli splendidi scenari che strizzano l'occhio allo stile cartoon classico di Studio Ghibli.

In tutto questo le battaglie di carte tra bambini, necessarie per decidere chi comanda e chi invece finisce a fare lo schiavo, restano inevitabilmente sullo sfondo, perché il giocatore... ops, il lettore, è più interessato a seguire lo sviluppo della sinossi, la quale schiaccia prepotentemente un gameplay appena abbozzato.

Quindi ci si annoia? Affatto, perché durante quelle cinque-sei ore massimo che vi separano dai titoli di coda, Attack of the Friday Monsters: A Tokyo Tale vi permetterà di tornare bambini, e vi consentirà, soprattutto, di rivivere quelle estati magiche passate a giocare sottocasa con gli amichetti del quartiere. Quelle estati in cui un pallone, un bastoncino, ed un carrettino con le ruote potevano dar vita a mille avventure fantastiche. Quelle estati in cui non esistevano ancora i videogiochi. Quelle estati degli anni '70 che non abbiamo mai vissuto, ma che, in fondo, ci sembra quasi di ricordare...

 

 

 

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA
 


A cura di : Carlo Terzano


Valutazione Attack of the Friday Monsters: A Tokyo Tale

Attack of the Friday Monsters: A Tokyo Tale si rivela essere il titolo migliore della raccolta di Guild02, e questo nonostante non punti su gameplay particolarmente solidi (anzi) o su concept innovativi (tutt'altro). Il gioco di Ayabe-san ha però l'indubbio merito di teletrasportarci in una Tokyo che non esiste più e di infilarci a forza nella divisa scolastica e nei calzoncini corti di un bambino che fa la quarta elementare. Attraverso i suoi occhi avremo modo di vivere un'avventura magica, a suo modo epica e sicuramente nostalgica, persino per chi non ha mai vissuto il periodo storico che fa da sfondo a tutto. Peccato solo per la mancata localizzazione in italiano.

 
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