Home Magazine Speciali Archivio' Redazione'
topcontenuti

 

SPECIALE: DUE PAROLE SULL'E3

 

Speciale: Due Parole Sull'E3
Target: Provare a capire perché l'E3 di quest'anno sia stato il peggiore che la memoria umana ricordi.

Sito ufficiale: Nintendo

 

 Nessuno la conosceva e nessuno ancora oggi ha imparato il suo nome, eppure la povera Cammie Dunaway si è già inimicata l'intera comunità Nintendo.

 

 


Link e Super Mario sono apparsi solo durante il noioso balletto delle cifre.

 


L'unico vero annuncio è stato Animal Crossing City Folk. Troppo poco per un E3 che si rispetti.

 


La platea era quella delle grandi occasioni, ma gli unici applausi registrati sono stati all'annuncio di GTA per DS e all'arrivo sul palco di Shigeru Miyamoto.

 


Siamo felici che le terze parti inizino a fare sul serio anche con il Wii, ma non è che all'E3 si sia visto molto...

 


Anche l'intervento di Shigeru Miyamoto, alla fine, si è rivelato dimenticabile. Certo, vederlo suonare la melodia di Super Mario fa venire i brividi, ma dov'è finito il Miya-travestito da Link di qualche anno fa?

 

Un E3 da dimenticare.

Una conferenza Nintendo noiosa come un convegno di medicina o una lezione universitaria.

Ancora una volta il Media Business Summit ha perso la bussola, dimenticando che siamo lì per parlare di videogiochi, non per sapere quanto abbiano guadagnato le varie software house e quale sia il loro modo di interpretare gli andamenti del mercato...

IL Più IMPORTANTE EVENTO VIDEOLUDICO DELL’ANNO RIESCE SEMPRE A FAR PARLARE DI Sé, NEL BENE O NEL MALE…

 

Se ripetiamo ancora una volta che, quello appena passato, è stato il peggior E3 a cui abbiamo mai assistito e se ripetiamo ancora una volta che la conferenza Nintendo è stata incredibilmente noiosa, i noiosi siamo noi. E i giornalisti noiosi si meritano un evento noioso.

Molti avvenimenti imbarazzanti ed incredibilmente discutibili sono accaduti durante quel tour de force di sole 72 ore ed oggi tenteremo di commentare assieme i più significativi (tramite la nostra rubrica epistolaria – carloscafe@libero.it o il nostro forum, infatti, potrete intervenire in ogni momento dicendo la vostra!), sperando magari di trovare una risposta a tutte le nostre/vostre innumerevoli domande.

 

1 – Cosa ti domando se tu non parli?

Una delle cose che più ci ha colpiti riguarda il fatto che tutte le software house abbiano investito migliaia e migliaia di euro per trasportare a Los Angeles i loro PR delle sedi distaccate. In questo modo ogni giornalista poteva intervistare l’addetto stampa o il dirigente della compagnia tramite il personale che lavora nel Paese dello stesso. Interviste per tutti, insomma, senza bisogno di parlare in inglese e senza rincorrere questo o quell’addetto.

Il nostro Leonardo ha partecipato all’evento e fin da Maggio aveva dovuto prendere appuntamento per “prenotare” le varie interviste.

Risultato? Non vedrete mai una riga di queste sul nostro sito giacché si sono rivelate incredibilmente noiose!

Inutile scambiare quattro chiacchiere con i dirigenti o i pr di Nintendo Italia, Ubisoft o Electronic Arts quando mancano i giochi di cui parlare. Inutile programmare un’intervista se, provando a chiedere dei titoli “che verranno” le risposte sono sempre le stesse: “al momento non possiamo dirvi nulla”. Eppure sono le software house stesse che corteggiano in modo spregiudicato i giornalisti presenti, tirandoli per la giacca e contendendoseli tra loro.

L’imbarazzo, però, è stato tanto quando la mezz’ora prenotata veniva riempita unicamente dai silenzi…

 

2 – Che fine ha fatto il PEGI?

In ogni dove la figura del “videogioco” è accomunata al bimbo pacioccoso o all’adolescente appassionato. Le conferenze, dunque, dovrebbero essere strutturate in maniera tale da divertire e interessare proprio queste fasce d’età, che poi sono senz’ombra di dubbio quelle che costituiscono la fetta più grande dei consumatori di questo genere di prodotti.

Allora perché l’evento Nintendo è stato ben più noioso di un convegno di medicina o di un balletto classico?

E’ durato appena sessanta minuti, ma sia noi che l’abbiamo seguito da casa, sia il nostro Leo che era in platea, non siamo riusciti a mantenere desta l’attenzione per tutto questo tempo.

Insomma, va bene spendere qualche parola sui successi ottenuti, va bene essere vanagloriosi, ma è inutile girarci attorno: Nintendo è qui per presentarci i titoli della prossima stagione, noi siamo lì per scoprirli!

E poi non dimentichiamo che parliamo di videogiochi. E i videogiochi devono far divertire! Perché allora buttarsi in vortici interminabili di cifre e discorsi che analizzano l’andamento di mercato!?

 

3 – Che fine ha fatto Nintendo?

Quando per la terza volta è apparsa, sul gigantesco teleschermo alle spalle dei presentatori, la schermata con tutti i loghi dei titoli terze parti, abbiamo capito che quella era lo spettacolo.

Abbiamo capito che avevamo spedito il nostro Leonardo fino a Los Angeles solo per ammirare cinque o sei loghi. D’accordo, uno dei più grossi problemi di Nintendo riguarda proprio l’assenza di titoli meritevoli prodotti dalle terze parti, e tutti noi siamo contenti di sapere che Activision si sta impegnando (?) a sviluppare Call of Duty World at War per Wii e che GTA arriverà su DS, ma che senso ha far vedere appena due immagini? Quelle possono essere comodamente prese anche da Internet!

Allora potevano almeno far apparire su quella stessa schermata anche il logo del nuovo Super Mario e del prossimo Zelda: almeno ce ne saremmo tornati a casa tutti un po’ più contenti…

 

4 – Meglio rivolgersi ad un avvocato…

Per la prima volta nella decennale vita dell’E3, è stato più interessante il periodo immediatamente successivo all’evento di quanto non lo sia stato l’evento stesso.

Gli anni scorsi potevamo avere E3 belli o E3 brutti, ma passati i 3 giorni losangelini tutti noi ci buttavamo a capofitto nel periodo vacanziero senza badare troppo a quanto presentato.

Quest’anno l’E3 è stato così scandaloso che le notizie vere le abbiamo avute dopo la fiera, in un clima di ipocrisia generale che, se non ci avesse direttamente coinvolto, ci avrebbe fatto scoppiare in una lunga e fragorosa risata!

A Ubisoft e Electronic Arts la palma d’oro dell’ipocrita menzognero: entrambe, infatti, si sono scagliate contro chi organizza la fiera, sostenendo a gran voce che, se continuerà così, non presenzieranno agli eventi successivi.

Scaricare i barili è comodo, e talvolta può anche funzionare, ma questa volta hanno scelto il capro espiatorio sbagliato. Chi organizza l’E3, infatti, ci mette solo i “muri” e il palco su cui le software house si esibiranno. Se nessuno presenta niente di memorabile, però, la colpa è delle case produttrici, non di chi ha acceso su di loro i riflettori!

Ancora più memorabili le linee difensive adottate da Nintendo, che solo a fine fiera ha annunciato che i titoli più attesi (Pikmin, Mario e Zelda) sono in lavorazione. Bella scoperta! Sappiamo che Super Mario Galaxy e Zelda Twilight Princess non saranno gli ultimi esponenti di due saghe ventennali, ma un simile annuncio, anziché rallegrarci, ci fa quasi innervosire.

E chi ha chiesto a Iwata come mai non li avessero presentati durante la conferenza, anche solo tramite qualche foto, ha avuto una risposta a dir poco delirante: “all’E3 mostreremo solo i titoli per non giocatori. Quello non è il luogo adatto per gli hardcore gamers!”.

Come? Abbiamo capito bene!? L’E3 sarebbe il posto perfetto per far sapere a tutti i neofiti accalappiati da Nintendo grazie a Wii Fit e Brain Training quali saranno i prossimi giochi con cui divertirsi?! Andate allora a fare un piccolo esperimento: chiedete alla vostra mamma appassionata de La Guida in Cucina o al vostro papà affezionato di Wii Fit se sanno cosa sia l’E3. No, non muovetevi dalla sedia: la risposta la sappiamo già. Solo gli harcore gamers conoscono e seguono la fiera. Solo i veri videogiocatori sono disposti a sacrificare tre caldissime giornate estive per rimanere a casa attaccati al PC o addirittura volare fino a Los Angeles per vedere cosa verrà presentato. Non veniteci dunque a dire che quello non è il palco adatto, perché difficilmente se ne troverà uno più adeguato.

 

5 – Nintendo e l’acqua santa

Alcuni giornalisti e alcuni dirigenti di diverse software house se ne sono usciti con accuse a dir poco peregrine: se l’E3 è stato un fiasco, la colpa è di Nintendo.

Perché? Perché sta immettendo nel mercato un numero esagerato di non-giocatori che comprerebbero a casaccio, senza seguire attivamente le novità. Che senso, ha, dunque, spendere migliaia di dollari in un evento che i più tanto non seguiranno?

Innanzitutto rispondiamo che, fino all’avvento del Wii e del DS, il mercato era in forte crisi: non solo non cresceva, ma addirittura aumentavano i concorrenti. Sony, Microsoft e Nintendo si ritrovavano sempre meno utenti da spartirsi, con il risultato altamente negativo che Sega e molte altre storiche software house (da Midway ad Acclaim, passando per GT e Atari) hanno chiuso i battenti nel giro di pochi anni.

Se il mercato si allarga, insomma, è bene per tutti, qualsiasi siano i giocatori che vi entrano.

In secondo luogo ciò non spiega come mai siano state proprio le software house che sviluppano solo su PC a fare il peggio del peggio. Tantissime non si sono nemmeno presentate, mentre le poche arrivate sul palco non hanno certo fatto i fuochi d’artificio.

E non veniteci a dire che anche il PC sia ormai territorio dei neofiti, perché è difficile che uno arrivi a spendere migliaia e migliaia di euro ogni sei mesi solo per aggiornare schede grafiche e processori, se non è un giocatore appassionato.

 

6 – Chi meno spende, più spende

La causa principale del flop di quest’anno (e della parabola discendente iniziata a farsi vertiginosa l’anno scorso) è sotto gli occhi di tutte le software house, eppure ancora nessuna di loro ha denunciato la situazione. Perché? Perché tutte loro hanno voluto attuare un piano che ha poi avuto gli effetti catastrofici che ben conosciamo. Come? Stringendo i cordoni del borsellino!

L’E3 è sempre stato un allegro e colorato carrozzone: le software house più potenti spendevano migliaia e migliaia di dollari per organizzare eventi spettacolari e per mettere assieme scenografie degne della vicina Hollywood. L’apice lo si è toccato tre anni fa, quando fu proprio Nintendo a realizzare, per il solo stand Nintendo, una riproduzione in cartapesta del castello di Hyrule, con tanto di Lupo-Link a grandezza 1:1.

E sempre Nintendo investì chissà quanti soldi per distribuire a tutti i giornalisti nientemeno che una cartuccia speciale del DS con dentro tutti i filmati dei giochi presentati.

Un po’ di contegno, effettivamente, ci voleva, sennò capitava che le case meno ricche venivano messe in ombra dai giochi pirotecnici di quelle più agiate.

Ma che senso ha passare da un estremo all’altro, quando tutti sanno che il giusto sta nel mezzo?

Chiudere le porte al pubblico ha un senso, se si considera che noi giornalisti accreditati dovevamo fare file di ore per provare questo o quel gioco. Con la piccola differenza che, al contrario del 90% delle persone accalcate nelle sale, noi eravamo lì non per giocare ma per lavorare, obbligati a provare tutti i giochi in soli 3 giorni (impresa impossibile!).

Sarebbe bastato, su tre giornate, due dedicarle alla stampa, una al grande pubblico assiepato pazientemente fuori. Non chiudere i cancelli ai non accreditati!

Altrimenti si corre il rischio che la gente si dimentichi dell’evento e che le software house non si impegnino più come una volta a presentare entro quella data qualcosa di memorabile in grado di farci sognare...

 

Che fine farà l’E3? Con l’edizione di quest’anno abbiamo toccato il fondo, dunque la regola vuole che già dall’anno prossimo ricominci il miglioramento, giacché peggio di così sarebbe impossibile.

A questo proposito notiamo con piacere che diverse software house siano tornate dell’idea di investire nuovamente un bel po’ di soldi perché la fiera ritorni la kermesse d’un tempo, fatta di giornalisti ma anche del pubblico delle grandi occasioni.

Certo è che se ritorniamo ai bagordi sfrenati e al caos inusitato di tre anni fa, nulla sarà, di fatto, cambiato. Speriamo quindi che software house e organizzatori sappiano trovare la strada giusta che, lo ripetiamo, sta nel mezzo…

Autore: Carlo Terzano - Leonardo Gatto

Fai shopping con il Mario & Yoshi's friends -MAGAZINE-

Vuoi utilizzare questo spazio pubblicitario?

Scrivi una mail a carloscafe@libero.it con oggetto: banner pubblicità!

Torna al Magazine - Torna alla Home

footer