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RECENSIONE DI: MEDAL OF HONOR VANGUARD

Sistema: Wii
Target: 16+
Genere: Sparattutto
Giocatori: 1

Wi-Fi: No
Produttore: EA
Sviluppatore: EA.
Distributore: EA
Versione: PAL
Requisiti: Nunchuck
Uscita: Disponibile

Gioco interamente in italiano, doppiaggio incluso.


La prima missione vi porterà lungo i caratteristici vicoli di una cittadina siciliana...

 


...Tuttavia, si avrà più spesso l'impressione di essere a Firenze!

 


I cecchini si nascondono ovunque: ogni parte dello scenario viene utilizzato dai nemici per ripararsi e restare celati.

 


Rimanere nel gruppo è importante non solo per salvare la pelle, ma anche perché alcune porte possono essere aperte esclusivamente dai vostri compagni!

 


Non ci sarà il caos cinematografico di Call of Duty, ma anche in Medal of Honor Vanguard la battaglia "si sente" in maniera convincente.

TRAMA: 8,3

+ Buoni i colpi di scena...

- ...Purtroppo precalcolati

GRAFICA: 7,8

+ Diversi tocchi di classe...

- ...Ma in generale poco "next gen".

SONORO: 8,5

+ Colonna sonoro epica, doppiaggio convincente.

- /

GIOCABILITà: 7,1

+ Il Telecomando funge alla grande.

- Il nunchuck decisamente meno!

LONGEVITà: 7,6

+ Tante missioni e il deathmatch a 4.

- Manca la cooperativa a 2 giocatori.

GLOBALE: 7,7

In conclusione, Medal of Honor Vanguard è un prodotto valido, curato, convincente e godibile.  I controlli, specie quelli legati all'uso del Nunchuck non sono sempre puntuali e la grafica è ancora piuttosto lontana da quella della next gen. Piccoli errori, insomma, ne minano leggermente la qualità globale, ma senza essere comunque troppo pignoli possiamo affermare che il gioco diverte e funziona.

LA PRESENZA DI ELECTRONIC ARTS SI FA SEMPRE Più IMPORTANTE NELLA LINE UP DEL WII!

 

Nonostante il puntatore del Telecomando Wii faccia subito pensare al pad perfetto per concepire una nuova generazione di FPS (sparattutto in prima persona) ad oggi, sull’ammiraglia Nintendo non si è ancora visto nessun progetto in grado di rivoluzionare il mercato. Dopo Ubisoft con il suo Red Steel e Call of Duty di Activision, è finalmente venuto il turno di EA.

 

UNA EUROPA POCO UNITA.

Il periodo storico è sempre quello della Seconda Guerra Mondiale, lo scenario ricostruito anche: un’Europa devastata e in pieno declino. Medal of Honor Vanguard, insomma, riprende il canovaccio che ha reso nota in tutto il mondo la serie a cui fa riferimento innovando però concept e gameplay grazie alle caratteristiche del Wii.

Questa volta, infatti, non ci ritroveremo arruolati nella classica divisione di fanteria, bensì in quella tutta nuova degli aviotrasportati. Ciò significa che inizieremo ogni missione con un bel lancio dall’aereo, con l’ulteriore e innovativo onere di dover persino “pilotare” il proprio paracadute! Azione del tutto nuova e anche divertente visto che vi richiederà di sfruttare appieno i bizzarri controlli del Wii. Tenendo infatti Telecomando e Nunchuck in posizione verticale, renderete più tranquilla o veloce la vostra discesa, inclinandoli a destra e a manca, invece, deciderete la direzione.

I vari livelli, tenuti assieme da una storia discretamente avvincente, saranno uniti da sequenze realizzate con il motore del gioco che apriranno e chiuderanno i capitoli che vanno a comporre la trama. Non mancheranno, ovviamente, colpi di scena che vi obbligheranno a fare ricorso a tutta la vostra abilità di “sapersi arrangiare”…

 

L’ARTE DEL FAI DA TE!

Facciamo qualche esempio: innanzitutto sappiate che, nonostante il lancio col paracadute duri solo pochi secondi, basta qualche manovra errata per farvi atterrare molto lontano dal punto prefissato. Solo i giocatori più navigati sapranno infatti arrivare proprio sulla “x” segnata sulla mappa e aggiudicarsi quindi una medaglia supplementare, gli altri, infatti, specie nelle prime missioni, atterreranno un po’ ovunque. Se siete fortunati, comunque, e non finite spalmati su qualche tetto, appesi a testa in giù lungo un campanile o, peggio ancora, in mare, la nuova destinazione vi riserverà delle sorprese. La missione cambierà, infatti in base al punto dell’approdo, dunque, se scendete nel bel mezzo di un paese, dovrete uscirne liberandovi di quanti più tedeschi (o italiani) possibili, viceversa se vi ritroverete per le campagne, ve la vedrete con bunker e cecchini. Non sempre, poi, quanto riportato nel briefing di ogni missione si verificherà: ad esempio, spesso vi sarà richiesto di raggiungere luoghi o conseguire obbiettivi che poi scoprirete irrealizzabili, ma lo scoprirete sul campo, all’improvviso, perché qualcosa è andato storto. Si tratta di sequenze già scritte e non influenzabili che rendono comunque la prima partita più emozionante e avvincente. In una delle prime missioni, ad esempio, il vostro velivolo sarà abbattuto e anziché ritrovarvi a far da supporto alle truppe alleate, dovrete difendere la collina sulla quale atterrerete fino all’arrivo dei rinforzi.

 

L’ARS MILITARIS DI EA

A differenza di Call of Duty, che punta soprattutto su scene ad alto contenuto cinematografico, con centinaia e centinaia di uomini che, sullo sfondo, si affrontano barbaramente, Electronic Arts pone l’accento su situazioni più individuali. Vi ritroverete quasi sempre a comando, o al seguito, di un ristretto manipolo di soldati che, tutti soli, tenteranno di penetrare in paesi brulicanti di cecchini. Le azioni, insomma, rispetto alla saga di Activision, devono essere più calibrate perché tra noi non c’è la mischia classica della battaglia, non c’è la confusione di un assalto, ma solo strade desolate zeppe di nemici. Ai cecchini, insomma, basta poco per individuarci e centrarci al primo colpo, fortunatamente però, contrariamente a quanto accade in titoli del genere, i nemici controllati dal computer non mireranno esclusivamente a noi ma si dedicheranno anche ai nostri compagni della CPU. In questo modo, insomma, basterà far avanzare loro per essere più al sicuro. E proprio i commilitoni pilotati dalla CPU meritano un discorso più approfondito visto che sono loro a rivelarsi la chiave di lettura vincente per uscire vittoriosi da diverse missioni. Spesso, infatti, è proprio grazie a loro che vi accorgerete da dove vi sta sparando il cecchino di turno, molto più spesso, inoltre, saranno loro a suggerirvi cosa fare per affrontare una pericolosa e sopravvenuta situazione. Ancora, saranno sempre i commilitoni ad aprire porte, vetrate o pertugi nello scenario, dunque la miglior cosa è evitare inutili eroismi e stare sempre nel bel mezzo del gruppo. Purtroppo, però, non essendo possibile comandarli, capiterà sovente che vi rovinino le vostre personalissime strategie, passandovi per esempio davanti mentre state sforacchiando un nemico o riparandosi proprio dietro a quel muro che vi sarebbe servito come scudo… Insomma, il loro fuoco di supporto sarà pure utile, ma non saranno rare le occasioni in cui preferireste agire da soli.

 

“è proprio la luce uno dei dettagli che caratterizza in modo costante le ambientazioni di Medal of Honor Vanguard, filtrando fioca tra le pareti sforacchiate dalle mitragliatrici, entrando prepotentemente nelle belle piazze siciliane o illuminando in maniera quasi estiva i palazzi e le chiese italiane.”

 

Più convincente è risultata l’IA nemica, che sembra cambiare modalità d’approccio a seconda del nemico controllato. Gli italiani, ad esempio, si appostano maggiormente e tendono a scappare quando scoperti, i tedeschi, invece, attaccano in maniera meno confusionaria e si rivelano molto più duri. I nemici, comunque, preferiscono quasi sempre correre dietro ad un muro o ad un pilastro anziché aspettare a braccia aperte i vostri proiettili. Purtroppo però, qua e là, c’è ancora qualcuno che resta imbambolato al vostro arrivo, fortuna vuole che queste spiacevoli situazioni capitino solo di rado…

 

BELLA ANCHE SE DEVASTATA…

Riguardo infine il comparto tecnico, il prodotto di Electronic Arts presenta differenti sfaccettature che analizzeremo in maniera separata al fine di rendere più chiara possibile l’idea di cosa sia salvabile e cosa invece sia da migliorare, in Medal of Honor Vanguard.

Graficamente parlando, il motore di fondo è senz’altro predisposto per i “vecchi” sistemi a 128-bit. Aree, mappe, modelli poligonali e dimensioni, infatti, riprendono le medesime costruzioni –e gli stessi limiti- di quelle già viste su Game Cube. Eppure piccoli particolari e diversi tocchi di classe regalano comunque la sensazione di essere di fronte ad un titolo maggiormente curato e, soprattutto, in grado di rispecchiare le potenzialità della cd. “new generation”. Parliamo, ad esempio, del bump mapping, che rende le texture maggiormente dettagliate e meno piatte, o di differenti tecniche che riescono a riflettere la luce sulle mura dei palazzi, creando così atmosfere realistiche e dal sicuro impatto visivo. Ed è proprio la luce uno dei dettagli che caratterizza in modo costante le ambientazioni di Medal of Honor Vanguard, filtrando fioca tra le pareti sforacchiate dalle mitragliatrici, entrando prepotentemente nelle belle piazze siciliane o illuminando in maniera quasi estiva i palazzi e le chiese italiane. Le ambientazioni altalenano tra paesaggi spogli e scorci da cartolina, gli effetti di luce, comunque, salvano discretamente anche le situazioni meno riuscite. Anche i modelli poligonali dei soldati, per quanto ben realizzati, non rispecchiano le potenzialità della macchina e meglio si adatterebbero, invece, ad un Game Cube. Ciò nonostante, il lavoro, nel complesso, risulta soddisfacente.

Parlando del sonoro, Medal of Honor ripropone dal un lato le classiche ed avvincenti musiche ricche di epopea che caratterizzano la saga (noi, comunque, preferiamo consigliarvi di toglierle dal gioco: ne guadagnerete in realismo), dall’altro effetti FX che riescono ad introdurvi in maniera ottimale all’interno della battaglia, tra deflagrazioni, pallottole che sibilano e atroci urla di sofferenza. Non mancano, poi, tocchi di qualità come il poter ascoltare i soldati nazisti parlarsi in tedesco, quelli italiani in italiano e via andare… Il doppiaggio, comunque, è in italiano e anche ben realizzato.

Dal punto di vista della giocabilità, Vanguard introduce pochi elementi nuovi: col puntatore ovviamente si mira e si spara, col Nunchuck, invece, si eseguono tutte le altre azioni. Scollandolo verso sinistra si fa un veloce giro a 180°, essenziale per premunirsi contro il nemico che ci spara alle spalle, con una scrollata a destra, invece, si ricarica l’arma. Scrollandolo in basso, invece, ci si inginocchia e ci si sdraia, con la stessa operazione ripetuta verso l’alto, infine, si ritorna in piedi. Tutto bello se non fosse che, nel bel mezzo della pugna è proprio il Nunchuk a dare i maggiori problemi: volete caricare l’arma e invece fate un giro su voi stessi, vorreste alzarvi da terra e invece l’alter ego inizia a strisciare. I sensori, insomma, questa volta non si sono rivelati puntuali come in altri titoli e questo lo si deve soprattutto a piccoli errori di programmazione che rendono spesso l’esperienza davvero frustrante.

La longevità, invece, si posiziona con sicumera su livelli alti, forte di un’esperienza di gioco avvincente che vi spronerà a vivere e terminare tutte le quattro grandi campagne presenti. In più sarà possibile prendere parte anche al classico deathmatch a 4 giocatori, anche se non ci sarebbe dispiaciuto poter affrontare i nazisti assieme ad un amico…

 

L’ORA è GIUNTA…

Insomma, Medal of Honor Vanguard è, allo stato attuale, uno dei migliori FPS presenti sulla line up del Wii. I controlli non innovano la serie come avremmo voluto, la grafica non ci porta nella next gen. come le prime immagini ci avevano fatto sperare, ma tutto sommato ci troviamo di fronte ad un prodotto curato e godibile. Chi è rimasto parzialmente deluso da Red Steel e Call of Duty 3 potrà trovare in Medal of Honor Vanguard il primo, vero, prodotto completo disponibile per Wii. Tuttavia, senza essere pignoli, bisogna ammettere che c’è ancora molto spazio per migliorare, dunque per il sequel saremmo sicuramente più pretenziosi…

 

Autore: Leonardo Gatto

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