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RECENSIONE DI: MAGICAL STARSIGN

Sistema: DS
Target: 7+
Genere: Gioco di Ruolo
Giocatori: 1/6

Wireless Single Card: No

Wi-Fi: No
Produttore: Nintendo
Sviluppatore: Brownie B.
Distributore: Nintendo
Versione: PAL
Requisiti: /
Uscita: Disponibile

Gioco interamente in italiano.


La trama è stata interamente localizzata con gusto, per fortuna.


Lo stile grafico retrò nella sua semplicità riesce comunque a farci stropicciare gli occhi!


Il design dei personaggi risulta incredibilmente curato e accattivante...


...I nemici, poi, non sono da meno!


La cricca di eroi non manca di divertire, ma i dialoghi non riescono ad essere all'altezza degli rpg più noti.

TRAMA: 7,2

+ Ben congegnata...

- Ma pur sempre 'classica'...

GRAFICA: 7,5

+ Pastellosa à la Mario & Luigi!

- Lo stile retrò potrebbe far arricciare qualche naso...

SONORO: 8,1

+ Musiche ispirate.

- Effetti FX meno.

GIOCABILITà: 7,0

+ Ritmo sostenuto...

- ...Ma spezzato troppo di frequente dagli incontri casuali!

LONGEVITà: 6,7

+ Circa 30 h. di gioco.

- Non tutti lo finiranno...

GLOBALE: 7,3

In definitiva, Magical Starsign non è sicuramente il gioco che ci si aspettava dall'accoppiata Brownie Brown e Nintendo, ma gli appassionati di GdR potrebbero comunque gradirlo, in attesa dei vari Final Fantasy promessi da Square-Enix. Una narrazione di primo livello, uno stile grafico riuscito ed alcune innovazioni di gameplay ne fanno infatti un gioco discreto al quale manca, purtroppo, quel qualcosa in più per decollare come si deve. Il sequel dovrà avere un maggior ritmo e presentare meno scontri casuali, vero Brownie?

Il GdR vecchio stampo abbraccia il DS

 

Il 2007 rappresenterà sicuramente un altro anno da ricordare per il Nintendo DS, che sta mietendo successi su successi in tutto il mondo. Il merito va ricercato non solo nelle indubbie capacità della console di espandere il gameplay delle console portatili, ma anche e soprattutto di proporre tantissimi giochi di qualità. Anche l’anno in corso vedrà l’arrivo sul bivalve Nintendo di tutta una serie di titoli che tutti i possessori del DS stanno giustamente attendendo con la bava alla bocca.

Fa comunque piacere notare che, molti di essi, saranno dei GdR. Già soltanto nei mesi di Gennaio e Febbraio abbiamo potuto giocare a ben tre titoli, ovvero Children of Mana, Magical Starsign e Contact. Tre GdR, tutti di qualità, eppure così differenti tra loro. Il primo possiede uno stampo maggiormente arcade e improntato sull’azione, il secondo (che analizzeremo nell’articolo che state leggendo) ha uno stampo piuttosto classico e leggermente retrò, mentre il terzo (che invece recensiremo nel prossimo numero del nostro Webzine) è un qualcosa di indefinibile, strambo, con molti elementi innovativi. Per tacer dei vari pezzi grossi che verranno pubblicati entro l’anno, come gli attesissimi Final Fantasy 3, Dragon Quest 9, Tales of The Tempest… ma di questi ne parleremo a tempo debito. Difatti, come anche appena accennato, oggi ci occupiamo di Magical Starsign, sviluppato dalla semi sconosciuta Brownie Brown, che aveva curato anche lo sviluppo del prequel per GBA, il quale purtroppo non è mai giunto nel Vecchio Continente.

 

UN GDR MAGICO

Giocando con Magical Starsign, si respira un’aria inconfondibilmente retrò. Innanzitutto lo stampo del gameplay è molto classico, quindi dovremo potenziare il Party, visitare una serie di dungeon per battere il cattivone di turno, visitare città, ecc… Non solo, ma anche lo stile grafico stesso è volutamente retrogrado, perché l’atmosfera è quella che si respirava all’epoca dei GdR 16 Bit. Naturalmente su DS il tutto è maggiormente colorato e dettagliato, per sfruttare l’hardware della console, ma l’aspetto minimalista del comparto grafico (pur essendo comunque alquanto efficace) lascia intravedere quel non so che di “antico”, il che fa sempre piacere, dopo tutto. Questa impronta classicheggiante si riversa inevitabilmente anche nei difetti del gioco, anch’essi “classici”, purtroppo, come un canovaccio narrativo troppo legato ai cliché dei GdR più vecchi e combattimenti casuali un po’ troppo facili e frequenti, dunque noiosi. Ma, al di là di tutte queste considerazioni, il giudizio che abbiamo riguardo Magical Starsign è sicuramente positivo perché, console alla mano, il titolo di Bronie Brown si è rivelato un buon punto di riferimento per gli amanti del genere.

 

ALLA RICERCA DELLA PROF.SSA PERDUTA

Le primissime battute di gioco sono alquanto concitate da un punto di vista narrativo. Tutto comincia in una scuola di magia nel pianeta Baklava, dove una delle insegnanti della scuola, la professoressa Madeleine, si perde misteriosamente nello spazio dopo una missione, sempre nello spazio, da lei stessa condotta. Un manipolo di cinque studenti, evidentemente particolarmente attaccati all’affetto della prof., più un simpatico robot di nome Mokka, decidono di servirsi dei vari missili spaziali di cui la scuola dispone e andare a zonzo per lo spazio più ignoto, alla ricerca dell’insegnante e, già che avanza un po’ di tempo libero, per salvare l’universo dal cattivone di turno. Il nostro compito sarà quello di esplorare i vari pianeti che gli sviluppatori hanno creato, ognuno di essi governato da un elemento naturale differente.

Tra l’altro, anche i sei protagonisti possono utilizzare un elemento naturale, che si traduce ovviamente nell’utilizzo di magie e abilità qualora la situazione lo richiedesse. Gli anni a studiare nella scuola di magia hanno difatti permesso ad ognuno di essi di impratichirsi con un elemento a testa; il robot Mokka dispone dei poteri di Terra, Sorbet può utilizzare magie e abilità d’Acqua, la simpatica coniglietta Lassi controlla il Vento, Pico se la cava bene con il Fuoco mentre l’ultimo giovanotto non ha un’identità ben precisa, dato che all’inizio del gioco saremo noi a dargli non solo un nome, ma anche l’elemento naturale Oscuro o Luminoso, a nostra più completa discrezione. 

Il sistema di gioco possiede alcune interessantissime caratteristiche, a partire dal sistema di controllo, che, caso più unico che raro, si dimostra ottimale anche per i mancini. Difatti il nostro personaggio può essere controllato con i direzionali se si è destri, mentre i quattro pulsanti azione se si è per l’appunto mancini. Il tutto funziona piuttosto bene, se consideriamo che L e R rappresentano i cosiddetti pulsanti d’azione e che la maggior parte delle funzionalità sono attivabili tramite Stilo, agendo quindi sul touch screen. Difatti tutto il gioco è collocato nello schermo inferiore, mentre lo schermo superiore è adibito a svariati usi. Per gran parte del tempo assume i connotati di una utilissima mappa oppure come “continuazione” della schermata di gioco (spesso alcuni boss sono talmente grandi che occupano entrambi gli schermi) oppure come “mappa astrale”. Questa particolare mappa è strettamente legata ad un elemento del gameplay di assoluta rilevanza, specie per quanto riguarda i combattimenti. In pratica, ogni elemento controllato dal nostro Party è strettamente legato con l’elemento dominante nei vari pianeti. Questi pianeti tuttavia cambiano costantemente la loro collocazione nel sistema solare e tale collocazione può, in qualche modo, favorire l’elemento naturale di un personaggio piuttosto che di un altro. Per fare un esempio concreto: poniamo il caso che Lassi stia per lanciare uno suo incantesimo di Vento. La potenza di questo incantesimo avrà un grande effetto solo e soltanto se il pianeta Vento è da un punto di vista astrale allineato con il personaggio in questione. Per verificare ciò, è sufficiente visionare la mappa astrale di cui si diceva prima semplicemente navigando nel menù di gioco. Tale sistema è fondamentale se si vuole venire a capo degli scontri più ostici, allorché adoperare l’elemento giusto al momento giusto può rappresentare un’importante chiave di volta. A leggere il tutto così, nero su bianco, sembra una caratteristica difficile da assimilare, tuttavia sappiate che non è affatto così. E’ sufficiente qualche combattimento per capire i movimenti ancestrali dei vari pianeti.

Il problema in questo caso, sta nel fatto che suddetta funzionalità è utilissima quando si tratta di battagliare con mostri di abominevole portata, per il semplice motivo che per risolvere i combattimenti con nemici deboli è sufficiente scagliare qualche semplice attacco. In ogni caso, gli scontri casuali e con nemici debolucci sono decisamente troppi, andando anche a sfaldare un ritmo di gioco che comunque per lunghi tratti si rivela abbastanza sostenuto. Ed è un vero peccato questo, anche perché di fatto rappresenta il difetto di maggior portata relativo a Magical Starsign. E dispiace ancor di più giacchè i combattimenti sono validi e ben implementati, dal momento che sono gestiti interamente dal pennino, snellendo notevolmente i tempi di scontro.

Per ciò che concerne la narrazione, è abbastanza evidente che la trama di Magical Starsign non si prenda mai troppo sul serio, merito di una narrazione che lascia trasparire un certo livello di umorismo e spensieratezza che di certo stuzzicherà la fantasia del giocatore. Comunque il livello narrativo sfiora picchi decisamente elevati, sebbene spezzetti un po’ troppo spesso il ritmo di gioco. Ma Brownie Brown ha cesellato sapientemente un puzzle narrativo di tutto rispetto e i risultati alla lunga si notano.

 

ASTRO NASCENTE O STELLA CADENTE?

Oltre alla modalità Singolo, il gioco di Brownie Brown sfrutta anche il multiplayer wireless del DS, essenzialmente in due modi. In primis, è possibile affrontare l’avventura principale in sei, anche se (fregatura) ogni utente deve possedere la sua copia di Magical Starsign. In secundis è possibile scambiarsi le bestioline selvatiche che potremo catturare nel corso dell’avventura, per farle crescere ed eventualmente utilizzarle nei vari scontri.

Le modalità multiplayer, in sintesi, sono piuttosto trascurabili e difatti poco aggiungono al gameplay di Magical Starsign. Un gioco che, a conti fatti, si è rivelato un ottimo passatempo per gli amanti del genere.

Tuttavia, a nostro insindacabile giudizio, il titolo Nintendo non può essere ascritto come un capolavoro da consigliare ad occhi chiusi; battaglie casuali piuttosto noiose e frequenti, dialoghi che, seppur ottimi nella loro realizzazione, spezzettano un po’ troppo il ritmo di gioco, così come una certa linearità di base, sono difetti che inevitabilmente pesano sul giudizio finale, un giudizio che avrebbe potuto anche essere ben più lusinghiero. Perché al di là di questi difetti, Magical Starsign è un GdR di tutto rispetto, ricco di cose da fare, di luoghi da esplorare e di bizzarri personaggi da conoscere. Se siete in grado di trattenere il respiro e soprassedere a quei difetti poc’anzi elencati, potreste trovarvi, in men che non si dica, ad esplorare lo spazio in compagnia di sei simpaticissimi amici.

Autore: Alessio Dossena

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