Home Magazine Speciali Archivio' Redazione'
topcontenuti

 

ANTEPRIMA DI: NO MORE HEROES

 

Sistema: Nintendo Wii
Target: N.A.
Genere: Avventura
Giocatori: 1/4
Produttore: Marvelous
Sviluppatore: Grasshopper
Distributore: Atari
Versione: Demo
Requisiti: /

Uscita:
EU: 28 Febbraio
JAP: Disponibile
USA: Disponibile

 

 


Il palazzo in cui hanno sede gli uffici di Atari in tutta la sua moderna bellezza.

 

 


Il giornalista (ma soprattutto amico) Roberto Magistretti di NRU posa con Goichi Suda, la mente grigia che ha pensato Killer 7 e No More Heroes.

 


Un particolare della presentazione.

 


Il salottino di Trevis funge un po' da menu di gioco: potrete riposarvi, giocare con la sua gatta ed osservare le statuine raccolte in giro.

 


Contrariamente alle aspettative, non servirà mollare fendenti col Wiimote per colpire i nemici...

 

 


...Basterà solo un rapido movimento nella direzione indicata dalla freccia su schermo per eseguire il colpo di grazia.

 


Holly è una vera matta! Lascia bombe ovunque e tenterà di ucciderci sul litorale di Santa Destroy!

 


La città è piena di negozi: Trevis può usare i centri commerciali o i cassonetti dell'immondizia per recuperare nuovi vestiti!

 


Purtroppo non sempre la grafica del gioco regala soddisfazioni: nelle esterne, difatti, il fenomeno del pop-up è piuttosto vistoso e il frame rate davvero ballerino.

ASPETTATIVA

5 STELLE SU 5!

 

Se si esclude qualche grossa incertezza a livello tecnico, che mina nel profondo il piacere di vagare per Santa Destroy, No More Heroes rimane un gioco incredibilmente affascinante e dotato di un carisma unico.

Trevis ci ha conquistati ed ora non vediamo l'ora di poterlo recensire per vedere se le nostre alte aspettative siano state ben riposte.

L'appuntamento con noi, dunque, va fissato per i primi di Marzo!

IL MARIO & YOSHI’S FRIENDS –MAGAZINE- è STATO OSPITE DI ATARI ED HA POTUTO INCONTRARE LA MENTE GRIGIA CHE SI CELA DIETRO A NO MORE HEROES…

 

Lo scorso 18 Gennaio Atari Italia ha organizzato la presentazione alla stampa di No More Heroes. Gli uffici milanesi sono così divenuti il palcoscenico di uno dei titoli più attesi, ma anche più strani, della line up 2008 del Wii.

Inoltre, è intervenuto anche Goichi Suda, artista ormai di fama internazionale che ha già all’attivo un altro peculiare titolo nato su console Nintendo: Killer 7.

 

CHE CARISMA, QUESTI ASSASSINI!

E sembra dunque naturale, prima di approfondire il discorso No More Heroes, fare una breve panoramica sull’altro grande titolo di Suda, quel Killer 7 che qualche anno fa Capcom portò su GameCube e che ottenne solo, presso critica e pubblico, un tiepidissimo successo.

Basta raffrontare gli screenshots di quel gioco con quelli di No More Heroes perché, anche chi non ha mai giocato al primo, possa comprendere quanto i due titoli si somiglino.

E non parliamo unicamente del fatto che entrambi ruotino attorno alla figura stereotipata del killer.

Già dal punto di vista grafico (o forse sarebbe meglio dire stilistico), è infatti possibile notare tanti punti di contatto. Entrambi sono giochi che si frappongono tra cinema e cartoon. Da un lato abbiamo battute adulte, regie ricercate e situazioni mature, dall’altro un contenitore che mescola situazioni paradossali, personaggi stereotipati e, più in generale, tutto il trash della televisione americana unito a quella dello spettacolo giapponese.

Il risultato è un bizzarro ma piccante ripieno che presenta una faccia irsuta e spigolosa: non è infatti uno di quei volti che può piacere. Non è un tipo che ispiri fiducia. Killer 7, così come ora No More Heroes, se fosse una star del cinema sarebbe di quegli attori geniali che o si amano o si odiano.

Un pazzo, uno che vive al di fuori degli schemi, al di sopra delle proprie possibilità, e spesso paga pure. Tant’è che Killer 7 non ha avuto, purtroppo, il successo meritato. E dire che era un prodotto maniacalmente curato, ricolmo e stracolmo di citazioni ma forse incredibilmente inadatto alla platea dei videogiocatori d’oggigiorno.

Anche No More Heroes tenta di percorrere la medesima strada, ma questa volta Suda sembra aver adattato meglio la sua opera ad un’utenza di teenager.

 

POCHI COLORI, E MANCA IL ROSSO

Infatti, No More Heroes per essere considerato un titolo sui generis, è comunque più appetibile di quanto non lo fosse Killer 7, gioco destinato a pochi eletti.

Il concept si avvicina molto a quello di GTA, scelta molto astuta che permetterà di attirare un’utenza adulta e smaliziata.

Se lo scheletro del gioco appare canonico, è però la muscolatura ad essere fuori dagli schemi.

E così è pur vero che vi ritroverete a girare per una città che strizza l’occhio alle megalopoli americane (Santa Destroy) in cerca di ingaggio, come avviene in un banalissimo Grand Tefth Auto, ma il tutto sarà intriso di particolari assolutamente inediti che solo una mente follemente geniale avrebbe potuto partorire.

Anche la storia, nella sua semplicità, appare ben poco canonica: Trevis Touchdown è un adolescente un po’ matto che, per amore della diafana Sylvia (una ragazza che, contrariamente all’aspetto, è tutt’altro che candida) si iscrive alla UAA, acronimo di United Assassin Association.

Ora che ha voluto la bici, dovrà pedalare, dunque dopo essere divenuto un killer regolarmente iscritto all’albo professionale (?), non gli resterà che eseguire il suo sporco lavoro.

Più precisamente dovrà eliminare i suoi diretti avversari: 10 assassini, dieci boss mafiosi, che preferirebbero vederlo sotto tre metri di terra piuttosto che avercelo come nemico.

Ed è così che ha inizio il gioco vero e proprio. Ma naturalmente la pennellata di Suda è sempre presente in tutta la sua struggente prepotenza.

Se vi aspettate infatti che Trevis sia un killer come tanti altri, che uccide nell’ombra contando su pistole, dardi avvelenati e garrotte, vi sbagliate di grosso. Trevis è uno smargiasso: veste in modo appariscente ed ama le entrate in scena altamente spettacolari. La sua arma, poi, è davvero straordinaria e pare fondere insieme la spada laser di Star Wars con le alabarde giganti viste più volte nei GDR nipponici.

Ma anche i suoi nemici sono fuori dal comune: si va da da Dr.Peace, un cowboy dalla magnum dorata che sembra uscito da I Magnifici 7, a Holly Summers, una pazza dinamitarda che risolve i suoi problemi piazzando ovunque tonnellate di bombe! Che dire, poi, di Destroyman, la versione cattiva di Capitan America, un killer fuori di testa che veste in calzamaglia lilla e attacca con scariche elettriche, o di Shinobu, una spietata assassina vestita da studentessa (alla marinara) presa di peso dalla tarantiniana pellicola Kill Bill? E via di questo passo, in un tourbillon di battute amare, personaggi psicopatici ed un’inaspettata dose di violenza e alta carica erotica.

 

"Se vi aspettate che Trevis sia un killer come tanti altri, che uccide nell’ombra contando su pistole, dardi avvelenati e garrotte, vi sbagliate di grosso. Trevis è uno smargiasso: veste in modo appariscente ed ama le entrate in scena altamente spettacolari."

 

Ma No More Heroes non è affatto un gioco sconcio. Non punta né sul sesso, né sulla volgarità per attrarre. Piuttosto pone l’accento su quanto siano degradati i costumi orientali e occidentali, i cui film ormai straripano unicamente di violenza e ragazze svestite.

Vista sotto quest’ottica, si capisce allora che il messaggio di Suda non sia quello di voler stupire a tutti i costi, come un comune GTA, ma sia quello di voler mettere in guardia l’utenza da una generale e sempre costante impermeabilizzazione nei confronti di quel malcostume strisciante che ha ormai contagiato cinema, videogiochi e televisione.

Le donne mezze svestite e dagli atteggiamenti ammiccanti, i boss senza scrupoli che se la ridono mentre avvengono incredibili spargimenti di sangue non sono modelli da prendere sul serio; sono solo macchiette bidimensionali provenienti da un mondo che ormai gira sempre e solo sui medesimi cliché.

 

“Ma No More Heroes non è affatto un gioco sconcio. Non punta né sul sesso, né sulla volgarità per attrarre. Piuttosto pone l’accento su quanto siano degradati i costumi orientali e occidentali, i cui film ormai straripano unicamente di violenza e ragazze svestite.”

 

Ed ecco, dunque, perché Suda vive tutto questo attraverso la purezza del videogioco. Lo schermo della tv filtra le immagini e trasforma situazioni realistiche in qualcosa di puramente fittizio. E così, nel bel pieno di un combattimento contro un pericoloso boss della Yakuza vi potrà capitare di sentire quei “bling-bleng” tipici dei coin op degli anni ottanta, mentre finire un nemico non vorrà dire vedere le sue interiora sparse al vento perché si dissolverà in una esplosione di sangue pixelloso e squadrettato. E poi c’è una mappa tutta in grafica dot, quasi un omaggio alle console di venti anni fa, punteggi che appaiono in sovrimpressione come negli arcade di un tempo, improbabili barre energetiche e ancora più improbabili hud monocromatici.

Insomma, quando la trama inizia a prenderci c’è sempre qualcosa che ci riporta al mondo reale: dalla bizzarra spada laser di Trevis, ai buffi e stereotipati personaggi che incontreremo, fino ad arrivare a tutta una serie di situazioni surreali che non mancheranno di farci sorridere.

 

“Vista sotto quest’ottica, si capisce allora che il messaggio di Suda non sia quello di voler stupire a tutti i costi, come un comune GTA, ma sia quello di voler mettere in guardia l’utenza da una generale e sempre costante impermeabilizzazione nei confronti di quel malcostume strisciante che ha ormai contagiato cinema, videogiochi e televisione.”

 

Ne è un esempio il fatto che Trevis, da buon adolescente statunitense, possa guadagnarsi qualcosina falciando il prato dei vicini, proprio come accade nei film! Solo che qua il nostro Trevis, se di giorno riceve la paghetta, di notte sforacchia i corpi dei suoi malcapitati nemici.

L’humor nero, cinico e critico di Suda, dunque, non si rinviene solo nelle battute, nel disegno dei personaggi altamente stereotipati, ma anche e soprattutto da mille e più particolari che condensano un’atmosfera particolare, sospesa tra realtà e finzione.

Calza dunque a pennello la definizione del gioco data da qualcuno che ha sinteticamente spiegato No More Heroes come un “manga da cinema hollywoodiano”.

 

IL KILLER DELLA PORTA ACCANTO

Insomma, la versione quasi definitiva e già tradotta in italiano che abbiamo potuto provare ci ha pienamente convinto.

L’opera di Suda è sicuramente più accessibile di quanto non fosse stato Killer 7 e non manca di regalare emozioni, sia a chi la saprà capire, tentando di trovare le mille e più citazioni (critiche?) nascoste nell’avventura, sia a chi si limiterà a giocarlo come un GTA in salsa fumettistica.

Ottima, come è ovvio, la caratterizzazione dei personaggi non giocanti, molto buono, il sistema di controllo, che riprende da Zelda la possibilità di tenere il mirino sopra un personaggio ben preciso e che, a sorpresa, lascia nell’angolo i sensori del Wiimote.

 

“L’humor nero, cinico e critico di Suda, dunque, non si rinviene solo nelle battute, nel disegno dei personaggi altamente stereotipati, ma anche e soprattutto da mille e più particolari che condensano un’atmosfera particolare, sospesa tra realtà e finzione.”

 

Già, proprio così: per menar fendenti non dovrete fare altrettanto brandendo il Telecomando Wii, ma dovrete limitarvi a premere il pulsante A. Scelta saggia, vista l’altissima quantità di nemici da abbattere all’arma bianca. Il Wiimote sarà comunque utilizzato per finire gli avversari, con un rapido movimento nella direzione che vi sarà indicata da una pixellosa freccia che apparirà su schermo.

A dire la verità non tutto ci ha convinto, in primis, ad esempio, ci hanno fatto storcere il naso le numerose sequenze esplorative lungo i vialoni un po’ tutti uguali, un po’ scialbi, di Santa Destroy. In questi frangenti, infatti, lo stile intrigante di No More Hereoes viene meno e si riesuma invece la tragica realtà di un motore tecnico datato e fuori luogo.

Di contr,o basta vedere Trevis andare in bagno (il gioco si salva così…) o fare qualche apprezzamento colorito su di una ragazza, per tornare a sorridere e a giocare con gusto.

Autore: Carlo Terzano

Torna al Magazine - Torna alla Home

footer