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RECENSIONE DI: DRAGON QUEST SWORDS THE MASKED QUEEN AND...

Sistema: Nintendo Wii
Target: 12+
Genere: Gioco di Ruolo
Giocatori: 1/2

Wireless Single Card: /

Wi-Fi: No
Produttore: Square-Enix
Sviluppatore: Enix
Distributore: Halifax
Versione: PAL
Requisiti: /
Uscita: Disponibile

 

Testo a schermo in buon italiano, parlato in inglese.

 


Il party d'eroi al gran completo. La trama, appena abbozzata, non permette di saperne abbastanza sui trascorsi dei personaggi che, di fatto, appaiono tutti ugali.

 


Che senso ha affidare il character design ad Akira Toriyama (Dragon Ball, Arale, ecc...) quando è impossibile osservare i personaggi perché l'esplorazione avviene in soggettiva?

 


Uno dei difetti più grandi di Dragon Quest Swords riguarda l'assenza di numerosi villaggi da esplorare.

 


Contrariamente a quanto l'immagine potrebbe farvi supporre, anche i combattimenti si svolgono in prima persona.

 


Tecnicamente Dragon Quest Swords sembra sfruttare il medesimo motore di FFCC My Life As a King, solo che questo era destinato al servizio WiiWare..

TRAMA: 6,3

+ Ben fatti i vari filmati

- Storia piatta e banale!

GRAFICA: 7,1

+ Buoni i modelli dei protagonisti.

-  Siamo ai livelli di My Life As a King (WiiWare)

SONORO: 7,5

+ Molte citazioni sonore.

- Niente di che...

GIOCABILITà: 4,0

+ /

- Un gdr appena abbozzato.

LONGEVITà: 5,7

+ Finché dura diverte.

- Completarlo al 100% non richiede molti sforzi.

GLOBALE: 6,2

In conclusione, 

Dragon Quest Swords The Masked Queen and The Tower of Mirrors rappresenta un'inaspettata e cocente delusione per tutti i fan della saga che si aspettavano da questo capitolo il ritorno in pompa magna di una serie ventennale nata proprio su console Nintendo.

Gameplay confuso e malamente abbozzato, trama appena accennata, comparto tecnico limitato ed una compatibilità col Wiimote davvero accessoria, ne fanno uno dei peggiori esponenti della serie. Non è un Dragon Quest, né un vero RPG, dunque se cercate un gioco di ruolo come si deve, dovrete attendere ancora.

 

NON TUTTE LE RIVOLUZIONI SONO POSITIVE…

 

Ci sono saghe che restano immutate nel tempo. Altre, invece, costrette ad innovare pur di sopravvivere.

Capire cosa vogliono i fans non è sempre facile: ogni sequel dovrebbe essere più bello del gioco che l’ha preceduto, più nuovo, più divertente, ma mai troppo diverso, o si rischia di perdere le cose buone che il capitolo precedente aveva lasciato in eredità.

Ci sono poi saghe che vengono rivoluzionate dalle console. Il DS, ne ha innovato parecchie, il Wii fin’ora meno. Le stesse “marche forti” di Nintendo (Mario, Zelda e Metroid) hanno continuato a proporre concept collaudati senza farsi prendere troppo dalla mania di rivoluzionare ogni singola parte del gameplay.

Mania che dev’essere esplosa negli uffici di Square-Enix, che ha deciso di donare proprio al Wii un episodio di Dragon Quest totalmente riscritto ad uso e consumo del Wiimote…

 

AVETE PRESENTE LA SERIE? SI? ALLORA DIMENTICATE TUTTO!

Quella di Dragon Quest è oramai una saga ventennale che, sebbene abbia sempre avuto trascorsi difficili con l’Occidente (grazie al DS, forse, potremmo finalmente godere di tutti quei capitoli mai giunti qua da noi), costituisce comunque una sorta di pietra miliare in quanto ha contribuito alla creazione dei giochi di ruolo di tradizione orientale.

Sì, oggigiorno viene facile attribuire, al genere, la natalità nipponica, ma in realtà i GDR sono occidentali quanto l’hamburger e la Cancro-Cola.

E’ stato proprio Dragon Quest ad “orientalizzare” la razza, creando poi quel fenomeno che farà in modo che siano proprio le software house nipponiche le più prolifiche produttrici di RPG.

Non a caso, giocando ad un vecchio Dragon Quest si ha la sensazione non solo di giocare ad un Final Fantasy, ma anche a diverse centinaia di titoli che, proprio da quel titolo, hanno preso spunto (persino “saccheggiato”) a più non posso.

Bene, ora che avete chiaro quanto sia importante, per un appassionato, il blasone di Dragon Quest, provate ad immaginare cosa succederebbe se, di punto in bianco, la serie venisse completamente stravolta, fin dalle sue ventennali fondamenta.

Accadrebbe il caos, lo sbigottimento più totale, l’incredulità più pura.

Accadrebbe, insomma, quella ridda di emozioni e riflessioni che ci ha colpito quando abbiamo inserito Dragon Quest Swords – The Masked Queen and the Tower of Mirrors nel nostro Wii redazionale.

 

LA PRIMA PERSONA NON è SOLO PER GLI FPS!

Se domani la vostra ragazza vi rivelasse di aver trascorsi da uomo, come un simpatico film di pozzettiana memoria, lo stupore non sarebbe nulla in confronto a ciò che un appassionato della saga prova di fronte a Dragon Quest Swords – The Masked Queen and the Tower of Mirrors.

Chi acquista l’ultimo nato in casa Square-Enix per aggiudicarsi un buon RPG dal gameplay saldo e profondo e dalla trama affascinante e longeva, non potrà che maledire il fatto di non aver letto la nostra recensione prima di aver speso più di cinquanta carte.

 

“ora che avete chiaro quanto sia importante, per un appassionato, il blasone di Dragon Quest, provate ad immaginare cosa succederebbe se, di punto in bianco, la serie venisse completamente stravolta, fin dalle sue ventennali fondamenta.”

 

Questo perché Dragon Quest Swords – The Masked Queen and the Tower of Mirrors non è Dragon Quest. Ad essere sinceri, Dragon Quest Swords – The Masked Queen and the Tower of Mirrors non è neppure un RPG e, a voler analizzare più a fondo, Dragon Quest Swords – The Masked Queen and the Tower of Mirrors non ha certo alle spalle quel gameplay storico e collaudato che ci si aspetterebbe da un gioco di Square-Enix.

E’ invece un esperimento, che prova a fondere vecchie caratteristiche della serie con le nuove trovate della bianca console Nintendo.

Innanzitutto è un GDR in prima persona. E solo questo può provocare, ai più, gravi scompensi cardiaci.

Morrowind ed Oblivion hanno mostrato magistralmente a tutti che un rpg non dev’essere per forza incollato a visuali isometriche, ma ciò vale solo per i giochi di ruolo occidentali.

Chi cerca un gdr orientale, invece, vuole, pretende, esige visuali a volo d’uccello che gli permettano, in ogni momento, di tenere sotto controllo l’intero party d’eroi.

Del resto, Oblivion è incentrato su di un singolo personaggio. I J-RPG, invece, prevedono un gruppo, e quindi ogni partecipante deve avere egual spazio su schermo.

La visuale in prima persona, però, permette al giocatore di brandire il Telecomando come se fosse una spada, proprio come avveniva in Red Steel. Anche le battaglie, infatti, si svolgono in soggettiva, e questa è, a dispetto delle apparenze, la trovata meno rivoluzionaria del gioco, dato che nei primissimi Dragon Quest gli eroi non apparivano mai sul televisore negli scontri con i mostri.

 

CHI è MIA MAdre!?

Ma andiamo altrove ed analizziamo il secondo punto che fermerà istantaneamente la vostra salivazione. Dragon Quest Swords – The Masked Queen and the Tower of Mirrors non solo va vissuto in soggettiva, ma anche tramite la desueta meccanica dei movimenti su binari.

Lo sentite, ora, il groppo in gola?

Avete capito bene: a differenza dei sopraccitati Morrowind e Oblivion, nei quali al giocatore era permesso di muoversi con libertà per tutte le parti del regno, nell’ultimo esponente del blasone di Dragon Quest i “fuori pista” sono rigorosamente vietati. Ci si muove, invece, automaticamente lungo strade prestabilite da programmatori, un po’ come accade in Resident Evil The Umbrella Chronicles.

Solo che Dragon Quest Swords – The Masked Queen and the Tower of Mirrors non è un FPS, ma un RPG...

 

“Dragon Quest Swords – The Masked Queen and the Tower of Mirrors non è Dragon Quest. Ad essere sinceri, Dragon Quest Swords – The Masked Queen and the Tower of Mirrors non è neppure un RPG e, a voler analizzare più a fondo, Dragon Quest Swords – The Masked Queen and the Tower of Mirrors non ha certo alle spalle quel gameplay storico e collaudato che ci si aspetterebbe da un gioco di Square-Enix.”

 

La scelta ha, ovviamente, eliminato gli incontri casuali: ora i mostri sono visibili sul terreno e, guardacaso, sono puntualmente posizionati in modo da bloccarvi la strada.

Ma non è tutto, perché il procedere su binari ha anche richiesto agli sviluppatori di velocizzare l’azione: per evitare, infatti, che il giocatore si annoi eccessivamente durante la “crociera” tra una città e l’altra, gli scontri sono divenuti davvero frenetici, tanto che in questi frangenti il gameplay rassomiglia davvero a quello di The Umbrella Chronicles.

In un punto del gioco, ad esempio, verrete attaccati da un gruppo di mostri mentre starete attraversando un fragile ponte in legno. Alcuni degli infingardi si limiteranno a ferirvi mentre altri, nelle retrovie, danneggeranno le corde di sostegno per far crollare l’intera struttura nel baratro sottostante. A voi, ovviamente, il compito di occuparvi prima di questi ultimi, picchiettando freneticamente sul Telecomando, quindi passare a quelli meno pericolosi.

Una meccanica di gioco davvero frenetica che poco si adatta a quella, pacata e riflessiva, dei gdr.

 

QUANDO L’IBRIDO è STERILE!

Prima di procedere, facciamo chiarezza su di un punto. Noi non abbiamo affatto preconcetti nei confronti dei cambiamenti e delle rivoluzioni. Se fosse così, non avremmo potuto abbracciare con gioia due incredibili console del calibro del DS e del Wii.

Siamo invece contrari a quei repulisti improvvisati che, invece di migliorare la situazione, sollevano unicamente della gran polvere, senza svecchiare nulla e facendo rimpiangere quanto di solido è stato tirato giù.

 

“il procedere su binari ha anche richiesto agli sviluppatori di velocizzare l’azione: per evitare, infatti, che il giocatore si annoi eccessivamente durante la “crociera” tra una città e l’altra, gli scontri sono divenuti davvero frenetici, tanto che in questi frangenti il gameplay rassomiglia davvero a quello di The Umbrella Chronicles.”

 

 

Fare tabula rasa delle meccaniche che, da vent’anni, muovono Dragon Quest ci è sembrata davvero una mossa azzardata. E i fatti, a lungo andare, ci hanno dato ragione, perché questo Dragon Quest Swords – The Masked Queen and the Tower of Mirrors non può certo dirsi all’altezza degli illustri predecessori.

Non solo, perché a causa di una meccanica ibrida, che mescola la visuale degli FPS con il girovagare dei GDR, l’adrenalina dei vecchi arcade coin op di una volta con gli scontri lunghi e impegnativi classici della serie, Dragon Quest Swords è in realtà un gioco che, oltre a non trovare posto nelle classificazioni odierne, non riesce nemmeno a reggersi in piedi sulle sue zampe.

Per velocizzare i tempi morti dovuti ai noiosi spostamenti su rotaia, si è deciso di tagliare tutta la parte di spessore classica dei GDR. Anche le peregrinazioni sono ridotte al minimo, dunque il mondo esplorabile stesso è davvero poca cosa se comparato con gli sterminati universi dei vecchi capitoli. Scordatevi numerosi villaggi da visitare, lunghi elenchi di item con i quali raffrontarsi, pericolosi e strategici combattimenti con i boss di fine dungeon da preparare, perché Dragon Quest Swords – The Masked Queen and the Tower of Mirrors è in realtà un RPG a metà. Epurato di tutte le lungaggini procedimentali classiche del genere, strizza forse eccessivamente l’occhio a chi non si è mai avvicinato prima ad un gioco di ruolo. Oppure non sarebbe potuto essere altrimenti, perché considerato la brodaglia alle spalle, un vero Dragon Quest non sarebbe mai potuto nascere…

Autore: Carlo Terzano

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