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RECENSIONE DI: DIDDY KONG RACING DS

Sistema: DS
Target: 3+
Genere: Sportivo
Giocatori: 1/8

Wireless Single Card:

Wi-Fi:
Produttore: Nintendo
Sviluppatore: Rare
Distributore: Nintendo
Versione: Europea
Requisiti: ADSL
Uscita: Disponibile

Sottotitoli in italiano.


Per questa riedizione i Rare hanno inserito una simpatica sequenza introduttiva.


La stylus vi servirà per svegliare il genio Taj dal lungo sonno. Perché non si sono limitati a questo?


Sarà possibile potenziare i propri veicoli, ma il tuning in Diddy Kong Racing DS è davvero poco divertente...


Sono spariti i piccoli tocchi di classe d'un tempo: i fari, infatti, non si accendono più belle gallerie...


Pilotare l'aeroplanoino è ancor oggi divertente, nonostante la croce direzionale.


Col passaggio dallo stick alla croce, l'hovercraft ha perso la sua identità: ora è solo un kart che slitta...


Si possono disegnare diversi percorsi, ma la grafica è a dir poco imbarazzante...

TRAMA: 6,6

+ Quella di un tempo...

- ...Appunto!

GRAFICA: 6,5

+ Colorata...

- ...Vecchia e poco veloce.

SONORO: 6,2

+ I motivi del passato...

- ...gracchianti più che mai!

GIOCABILITà: 7,3

+ Passaggio relativamente indolore alla crocre direzionale.

- Brutte le trovate che richiedono la stylus.

LONGEVITà: 7,0

+ La prima avventura si finisce in fretta...

- ...In pochi avranno la voglia di fare anche l'altra.

GLOBALE: 6,7

In conclusione, Diddy Kong Racing DS oggi è più polveroso che mai. Perché andare a riprendere dalla soffitta delle vecchie cianfrusaglie quando in giro c'è lo splendente Mario Kart DS? Consigliato solo agli appassionati, perché il capolavoro per N64 è tramontato da tempo, come i Rare, del resto...

LA VIRTUAL CONSOLE, ORA, è DISPONIBILE ANCHE SU DS!

 

Tra i titoli più promettenti che Nintendo avrebbe potuto inserire nella line up della propria Virtual Console, doveva per forza esserci Diddy Kong Racing. Più di nove anni fa, infatti, Rare seppe mettere assieme un gioco che riuscì a surclassare il discreto Super Mario Kart 64 grazie ad una formula nuova e a diverse trovate davvero sorprendenti.

Oggi i tempi sono cambiati, e non poco. Come saprete bene, infatti, il promettente gruppo di sviluppatori britannici, padre di titoli come 007 Goldeneye, Perfect Dark, Conker e Banjo-Kazooie, non lavora più per la Casa di Kyoto ma è stato assorbito da Microsoft. Vedere comparire, dunque, un loro gioco su di un sistema Nintendo fa sempre una certa emozione, anche quando si tratta di un mero remake.

 

SEQUEL, PORTING O REMAKE?

Questo Diddy Kong Racing DS si apre facendoci porre proprio questo interrogativo. Bastano infatti pochi minuti di gioco, a spasso per la bucolica isoletta di Timber, il tigrotto che ha convocato tutti gli altri corridori perché lo salvino dal cattivo Wiz Pig, per rendersi conto che, qua e là, qualcosa è cambiato rispetto al passato.

 

"L’altro, grande, cambiamento lo si ha avuto nel sistema di controllo, che è dovuto passare dallo stick analogico del pad del Nintendo 64 alla croce direzionale del piccolo DS. Ed il passaggio, purtroppo, non è stato indolore."

 

Non si tratta, insomma, di un vero e proprio porting visto che i Rare hanno comunque tentato di adattare al meglio questo vecchio gioco alle nuove specifiche del DS. A sorpresa, infatti, Diddy Kong Racing vi chiederà spesso di impugnare il pennino e di risolvere nuove e divertenti prove di abilità. Tutto ha già inizio nel prato in cui incomincerete la vostra avventura: nel bel mezzo di questa locazione, infatti, è apparsa una tenda viola. Dentro ci troverete un’enorme lampada che dovrete sfregare utilizzando il touch screen per far apparire il buon vecchio Taj, il genio-elefante che vi guiderà nella crociata contro Wiz-Pig. Ma le novità non finiscono certo qui: infatti, per proseguire col gioco ora dovrete, stylus alla mano, affrontare diverse prove del tutto inedite. Ogni campionato comprende quattro circuiti più un testa a testa con il boss della zona; sconfitto il tarpano, non si accede più alla difficile (e spesso frustrante!) raccolta delle otto monete d’argento lungo i circuiti già affrontati, come invece accadeva nella versione per Nintendo 64, ma ci si ritrova a bordo del tappeto volante di Taj impegnati in un simpatico sparattutto su rotaia. Scopo del minigioco sarà infatti quello di scoppiare il maggior numero possibile di palloncini dorati e questo potrete farlo solo punzecchiando con la stylus lo schermo sensibile al tatto. Inoltre, se batterete per la seconda volta il boss, questi vi sottoporrà ad una terza prova che, guardacaso, vi chiederà di impugnare ancora una volta la stylus. In questi casi, però, i Rare non hanno certo avuto l’intuizione giusta: dover disegnare col pennino la traiettoria che il kart seguirà in pista, infatti, è tutt’altro che semplice ed è davvero poco divertente…

 

"dobbiamo riconoscere che i Rare si sono impegnati e anche parecchio per costruire una maschera di bellezza che potesse far apparire bello, oggi, Diddy Kong Racing."

 

Sparse per l’isola che collega i vari mondi di gioco (una sorta di Castello di Super Mario 64, insomma), ci saranno poi altre prove più o meno simpatiche da superare con l’ausilio delle specifiche del DS: tracciare disegni sulla sabbia, unire i puntini di una figura o grattare biglietti della lotteria, però, non sono certo le novità che avremmo sperato di trovare. Si tratta infatti più di un palliativo utile ad allungare il brodo che di innovazioni vere e proprie.

 

BRODO DI SCIMMIA?

Infine, la stylus è stata usata anche come unico mezzo per ottenere lo sprint al momento della partenza. Per scattare dai blocchi, infatti, dovrete girare la ruota che appare sul touch screen (o l’elica nel caso stiate guidando l’aereoplanino) fino a quando non sarete riusciti a riempire una barra comparsa sempre nel visore sottostante. Anche in questo caso avremmo preferito una minor interazione col gioco ed una maggior empatia con la versione originale per N64: grattare lo schermo nel delicato momento della partenza, infatti, è davvero scomodo, nonché inutile…

 

"Diddy Kong Racing è invecchiato davvero male e gli sviluppatori inglesi dovevano esserne consapevoli se hanno deciso di apportare un numero così grande di migliorie."

 

Ma le novità, o le presunte tali, in Diddy Kong Racing DS non si limitano certo al ritrovato uso della stylus. L’altro, grande, cambiamento, infatti, lo si ha avuto nel sistema di controllo, che è dovuto passare dallo stick analogico del pad del Nintendo 64 alla croce direzionale del piccolo DS. Ed il passaggio, purtroppo, non è stato indolore. Pilotare il kart, infatti, è più macchinoso di quanto accade in Mario Kart DS. Per affrontare al meglio una curva a gomito, ad esempio, è necessario iniziare a curvare un po’ prima che questa abbia inizio, o il veicolo non sterzerà in tempo. La situazione migliora, fortunatamente, con l’aeroplano, in cui i controlli si rivelano sensibili e non si sente la mancanza di un joystick (purtroppo, però, non è più possibile eseguire le acrobazie con tanto di fumo colorato come un tempo…), mentre peggiora drasticamente quando ci si ritrova ai comandi dell’hovercraft. Questo mezzo anfibio ha perso il sistema di controllo originale ed ora si controlla come un kart normale, con l’unica differenza che slitta anche in pieno rettilineo. Andar sull’acqua o correre sull’asfalto, insomma, in Diddy Kong Racing DS è più o meno la stessa cosa…

 

IL SUDORE DEL CAMPIONE!

Non possiamo dunque dire che i Rare si siano limitati ad un mero porting. Diddy Kong Racing è invecchiato davvero male e gli sviluppatori inglesi dovevano esserne consapevoli se hanno deciso di apportare un numero così grande di migliorie. Certo è che, allora, sarebbe stato meglio produrre direttamente un sequel, anziché voler creare ad ogni costo un ibrido incapace di soddisfare tanto coloro che lo giocarono all’epoca su Nintendo 64 e chi, invece, cerca oggi una valida alternativa a Mario Kart DS.

 

"Anche la chirurgia estetica ha i suoi limiti, specie quando tenta di fare apparire vent’enne una ottantacinquenne..."

 

Anche la grafica, comunque, è stata sottoposta ad una seduta di maquillage e questo lo si può notare nel rifacimento di tutti i modelli poligonali dei piloti, ora ben più pasciuti e definiti rispetto all’edizione precedente per Nintendo 64. La stessa cosa non si può invece dire per i circuiti, convertiti in fretta e furia a discapito dell’aspetto delle texture, oggi più stiracchiate, piatte e slavate che mai. Solo poche piste hanno subito qualche ritocco a livello estetico, le più belle e grandi, comunque, presentano oggi un’inspiegabile nebbiolina che copre i –pochi- particolari sullo sfondo. Ma il difetto più grande si rintraccia sotto il profilo della velocità: scordatevi Mario Kart DS, perché le competizioni di Diddy Kong Racing DS sono lente come una tartaruga! Solo nelle ultime gare la situazione migliora, ma si è comunque ben distanti rispetto alla frenesia delle competizioni 150 cc. del titolo Nintendo.

 

"Diddy Kong Racing scontenta tutti: chi sperava di trovarsi di fronte ad una fedele conversione del titolo per Nintendo 64 e chi invece cercava una nuova e valida alternativa a Mario Kart DS."

 

Anche il sonoro sembra esser stato convertito in gran fretta e così ora le belle musiche di un tempo appaiono più gracchianti e anonime che mai. Per non parlare, poi, degli effetti FX: le nuove voci dei corridori sono infatti ben poca cosa rispetto a quelle originali.

 

TANTO FUMO E NIENTE SCIMPANZé?

Insomma, dobbiamo riconoscere che i Rare si sono impegnati e anche parecchio per costruire una maschera di bellezza che potesse far apparire bello, oggi, Diddy Kong Racing. La chirurgia estetica, però, ha i suoi limiti, specie quando tenta di fare apparire vent’enne una ottantacinquenne, quindi il lavoro, nel suo globale, è piuttosto deprimente.

Il gioco Rare, infatti, pecca sotto il profilo grafico, sonoro, contenutistico e dei controlli, non è riuscito ad implementare a dovere le specifiche del DS e scontenta tutti: chi sperava di trovarsi di fronte ad una fedele conversione del titolo per Nintendo 64 e chi invece cercava una nuova e valida alternativa a Mario Kart DS. C’è poco da dire: Diddy Kong Racing, in questi nove anni, è invecchiato tanto e male ed un semplice maquillage non ha potuto fare altro che mettere in evidenza questo inesorabile declino…

 

Autore: Carlo Terzano

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