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RECENSIONE DI: THE LEGEND OF ZELDA - PHANTOM HOURGLASS

Sistema: DS
Target: 3+
Genere: Avventura
Giocatori: 1/4

Wireless Single Card:

Wi-Fi:
Produttore: Nintendo
Sviluppatore: Nintendo
Distributore: Nintendo
Versione: PAL
Requisiti: /
Uscita: Disponibile

 

Testo a schermo in buon italiano.


La realizzazione grafica di Zelda Phantom Hourglas è a dir poco fenomenale!

 


Le sessioni di esplorazione per mare vengono movimentate frequentemente dall'attacco di numerosi nemici.

 


Il sistema di controllo è basato totalmente sull'ottimo uso della stylus!

 


Per utilizzare i vari oggetti occorrerà di volta in volta picchiettare con la penna in modo diverso sul touch screen.

 


Ritorna il fedele rampino, direttamente da Wind Waker!

 


Ritornano anche le immancabili sessioni di pesca!

 


Non crediate che i boss siano piccoli e facili per il semplice fatto che questo è uno Zelda portatile!

 


La caratterizzazione dei PNG è ottima, come in ogni Zelda.

 


.Appuntarsi informazione sulla mappa è fondamentale per risolvere i vari enigmi dei dungeon.

 


Non dimenticatevi poi che Phantom Hourglass dispone anche di una divertente modalità multiplayer anche via Wi-Fi!

 


Tornano facce già note e fanno capolino anche diversi volti nuovi in questa ultima avventura di Link e Zelda!

TRAMA: 8,3

+ Poetica come Wind Waker.

- Povera di sequenze d'intermezzo.

GRAFICA: 9,8

+ Lo stato d'arte su DS.

- Difficilmente si potrà fare di più.

SONORO: 9,8

+ Comparto sonoro ineguagliabile.

- /

GIOCABILITà: 9,6

+ Con la stylus si piò far di tutto!

- /

LONGEVITà: 7,7

+ Molte side quest.

- Non è longevo come i classici Zelda.

GLOBALE: 9,1

In conclusione, 

The Legend of Zelda Phantom Hourglass è un titolo fenomenale dal punto di vista tecnico che però rischia di deludere sotto il profilo della longevità. Ciò non vuol dire, però, che l'avventura non risulti vasta, intrigante e variegata. Correte a comprarlo. ORA!

MAI COME IN QUESTO CASO FU Più VERITIERA LA FRASE: “LA LEGGENDA CONTINUA…”

 

Se c’è un punto fermo nella movimenta Leggenda di Zelda, questo consiste nel fatto che i vari capitoli sono tutti scollegati tra loro. Rimangono pochi appigli, restano inossidabili alcuni personaggi, si ripresentano talvolta con nomi e volti differenti i luoghi, ma ogni episodio è una storia a te, sciolta dagli altri perché ambientata in un punto diverso dello spazio e del tempo.

Ogni Zelda, infatti, si posiziona in una difficile cronistoria temporale, ma anche in differenti zone geografiche, dal momento che la stessa Hyrule cambia radicalmente.

 

IL CODEX DI ZELDA!

C’è chi dice che il primo Zelda dovrebbe essere Ocarina of Time, che in effetti narra proprio di come Hyrule fu plasmata dalle tre divinità della Triforza, e, di conseguenza, che l’ultimo dovrebbe invece essere proprio quel Twilight Princess che mostra il declino di un regno ormai stanco e svogliato. Giunto al crepuscolo, isomma. Nel mezzo si troverebbero tutti gli altri, da The Adventure of Link (Zelda II) ad A Link to the Past, passando per i vari episodi per Game Boy, Game Boy Color e Game Boy Advance.

Resta però fuori dal novero un altro episodio, che conduce una storia a sé: Wind Waker. In effetti il primo Zelda per GameCube, per stile e ambientazioni innova incredibilmente la saga, dando così qualche problema a chi tenta di catalogare in modo ordinato gli episodi della serie. Finché Nintendo non detterà un ordine ben preciso, non preferiamo pensare che quello sia l’episodio che nasce proprio dal crepuscolo di Twilight Princess. Se Twilight Princess rappresentava il tramonto di Hyrule, Wind Waker è l’emblema di una nuova alba.

Nell’ avventura crepuscolare di Link, infatti, abbiamo visitato un Hyrule sfatta ed allo stremo delle forze. Il declino era palpabile tanto nelle mura infrante del castello, spossate dai continui attacchi dei mostri del deserto, quanto nella popolazione, disillusa e stanca di credere ancora nelle divinità che diedero origine al mondo. Con Wind Waker, invece, la storia segna un nuovo inizio: il sacrificio del padre di Zelda distrugge sì l’intero regno, facendolo sparire sotto l’oceano, ma “getta un seme di speranza al vento”, seme rappresentato nell’incarnazione di Link e Zelda in due agguerriti fanciulli. I nuovi Link e Zelda!

Li avevamo lasciati intenti a ritrovare la loro nuova Hyrule mentre assieme solcavano le onde in cerca di una terra che potesse accogliergli, gli ritroviamo oggi, a quattro anni di distanza, ancora impegnati nella loro personalissima missione.

 

OCEANO! FINALMENTE A CASA!

Questo The Legend of Zelda – Phantom Hourglass, insomma, presenta già una peculiarità molto interessante ancora prima di svelarci gli aspetti legati al gameplay e al motore del gioco. E’ infatti uno dei pochi capitoli ad allacciarsi saldamente alla storia di un prequel. Abbiamo infatti detto prima che ogni Zelda si posiziona in un punto preciso (ma per noi casuale) del tempo e dello spazio, ma quest’ultimo episodio va invece a riprendere il canovaccio rimasto incompiuto in Wind Waker. Particolare non da poco, se si considera che l’unico altro Zelda strettamente collegato ad un’altra avventura era Majora’s Mask, che condivideva con Ocarina of Time lo stesso giovane protagonista.

Link e Zelda sono nuovamente insieme e ben determinati a trovare le terre degne di essere ribattezzate con il nome di Hyrule. All’improvviso, però, accade qualcosa: si alza la nebbia e dal fumo lanuginoso appare l’inconfondibile sagoma di un veliero fantasma. Zelda, che nella sua ultima incarnazione è un vero maschiaccio, non perde certo tempo: corre anzi ad abbordarla, per poi finire inghiottita da chissà quale mostruoso nemico.

Si apre così la storia che sta alla base di questo primo The Legend of Zelda per Nintendo DS. Il giovane Link è caduto goffamente in mare nel tentativo di salvare la sua principessa e si risveglia sulla spiaggia apparentemente deserta di un’isola sconosciuta. Se vi sta già venendo in mente il prologo di A Link’s Awakening per Game Boy avete fiutato giusto: quest’ultimo episodio è infatti ricolmo di nintendosi richiami ai predecessori!

 

LA SPADA SUPREMA? MEGLIO LA STYLUS!

Mettiamo ora da parte la narrazione della trama, che dovrete gustarvela da soli col procedere dell’avventura, e vediamo cosa ci aspetta una volta che ci saremo risvegliati e rifocillati.

La piccola isola di pescatori in cui abbiamo fatto naufragio è, come nella migliore tradizione di Nintendo, un comodo e veloce tutorial utile ad apprendere i comandi di gioco. Perché perdere tempo a leggere il libretto di istruzioni quando la Casa di Kyoto ci permette di sperimentare senza troppi pericoli l’innovativo sistema di controllo?

Effettivamente Phantom Hourglass è proprio uno Zelda a sé, in quanto si gioca in maniera diametralmente opposta rispetto agli altri capitoli tascabili.

Scordatevi croci direzionali e pulsanti di supporto, perché qua tutto ruota attorno all’esile figura della stylus!

Se avete già messo piede nel fiabesco mondo di Animal Crossing Wild World vi ritroverete a casa, dal momento che il suo sistema di controllo è forse quello che più si avvicina a quello che muove Link in questa avventura, se, viceversa, non avete mai impugnato troppo volentieri la stylus o questo è il vostro primo gioco per DS, niente paura: riuscire a trovarsi a proprio agio nei verdi ed eroici panni di Link è questione di pochi minuti!

Tutto, ma proprio tutto, si trova a portata di stylus: per camminare dovrete trascinare la punta del pennino nella zona dello schermo in cui vorrete che Link si diriga. Smettendo di premere sul touch screen, il giovane elfo si fermerà. Più lontano da lui punterete il pennino, invece, più velocemente inizierà a correre.

Picchiettando sul visore sensibile al tatto, poi, vi servirà per interagire con l’ambiente: picchiettando su di una persona inizierete un dialogo, su di una giara avrete modo di sollevarla, su di un altro oggetto di controllarlo per bene, su di un nemico di colpirlo con un veloce fendente di spada.

Confusi? Può darsi che a parole il sistema possa sembrare macchinoso, sappiate comunque che è un metodo di controllo tanto affidabile quanto divertente.

Durante le battaglie vi basterà picchiettare nella zona dello schermo sulla quale stazionano i nemici per attaccarli. Circoscrivendo un cerchio attorno all’esile figura del nostro eroe potrete affidarvi al canonico attacco rotante. Ma non è tutto, dal momento che ogni arma richiede poi un uso particolare della stylus. Il boomerang, ad esempio, verrà lanciato solo se prima gli disegnerete la traiettoria che volete che segua (si tratta di uno degli oggetti più utili e divertenti da usare: basta farci il callo per riuscire ad eliminare intere schiere di nemici con un solo lancio), le bombe invece, saranno scagliate quando voi imprimerete sul touch screen  un gesto particolare, simile ad uno strofinio. Naturalmente verranno lanciate nella direzione indicata.

Il touch screen non smetterà di palpitare nemmeno in mare aperto, durante le vostre avventurose sessioni esplorative. In questi frangenti, infatti, dovrete tracciare sulla mappa la rotta che vorrete seguire, quindi potrete anche riposarvi perché il capitano (Lineback) che guida il battello la seguirà fedelmente. Naturalmente potrete cambiarla in qualsiasi momento, sempre attraverso a qualche rapido ghirigoro disegnato sullo schermo tattile.

Non crediate comunque che queste sessioni siano di tutto riposo per il solo fatto che non dovrete comandare l’imbarcazione perché nemici di ogni sorta vi attendono. Gli scontri con i mostri marini, gli abbordaggi con altre navi e le battaglie navali sono infatti molto più frequenti in Phantom Hourglass di quanto non lo fossero in Wind Waker.

 

LA CITTà CONCENTRICA DI ATLANTIDE

Un altro elemento che stupisce di Zelda Phantom Hourglass è la sua struttura concentrica. Tutti gli altri episodi ci hanno sempre chiesto di raccogliere degli oggetti magici nei vari dungeons per riuscire poi ad affrontare il nemico finale. Questo, invece, presenta una meccanica leggermente differente, che noi non esitiamo appunto a definire “concentrica”. Avete presente tanti cerchi disegnati l’uno dentro l’altro? Ebbene, il cerchio esterno, quello più grande, è il primo tempio che visiterete, ma anche quello che nasconde il boss finale. Esatto: per la prima volta, vi ritroverete già faccia a faccia con la fine dell’avventura già dopo i primi istanti di gioco, ma non potrete arrivare subito al capolinea perché non sarete ancora in grado di affrontare le prove che vi aspettano. Il tempio principale si può affrontare solo quando avrete un discreto quantitativo di Sabbia per la vostra Clessidra Fantasma (Phantom Hourglass, appunto), altrimenti il fetido miasma che circonda la zona vi farà crollare esausti al suolo. Un bel problema, anche perché perderete discreti quantitativi della preziosa sabbia ogniqualvolta verrete toccati da un nemico. In questi frangenti, insomma, l’unica cosa da fare è sgattaiolare nell’ombra, evitando i tirapiedi del Nemico e cercando le rare zone d’aria pulita in cui tirare un sospiro di sollievo. La Sabbia magica, indispensabile per esplorare questo primo labirinto, si trova negli altri templi. Per cui, ogni volta che avrete sconfitto un boss in giro per i sette mari, dovrete tornare qui ed avanzare di un piano. Naturalmente anche gli oggetti (come l’arco, il rampino o il boomerang) che via via recupererete nei dungeons vi saranno indispensabili per il proseguo nel sotterraneo principale. Sotterraneo principale che potremmo anche chiamare “sotterraneo madre” vista la sua importanza. Al suo cospetto gli altri dungeons, per quanto importanti, sono solo satelliti.

 

LA TRIFORZA NEI NOSTRI DS!

La meccanica che sta alla base di The Legend of Zelda Phantom Hourglass è insomma molto diversa da quella che gli altri episodi ormai hanno sedimentato negli anni.

Tuttavia, non è certo una scelta avventata, quella operata da Nintendo, dal momento che ben si adegua alla natura portatile di questa nuova avventura. In ogni The Legend of Zelda, infatti, all’uccisione di un boss ci si trovava puntualmente smarriti, incerti sul dafarsi e in che luogo dirigersi. Ora sappiamo invece che ad ogni tempio sconfitto occorre ritornare sui nostri passi all’interno del labirinto principale, per cui anche se le sessioni di gioco saranno separate da diversi giorni di riposo, sarà impossibile dimenticare i propri doveri! Non solo, perché lo stesso frazionamento dell’avventura si muove proprio nel tentativo di agevolare tanto i giocatori occasionali, quanto coloro che adoperano i DS soprattutto all’aria aperta, magari sull’autobus o in metrò, oppure nelle sale d’aspetto del dentista per non avvertire troppo la tensione! I dungeons, più corti e facili rispetto al passato, permettono infatti di mettere nel portafogli una porzione d’avventura anche dopo sessioni di gioco relativamente brevi.

 

“La meccanica che sta alla base di The Legend of Zelda Phantom Hourglass è insomma molto diversa da quella che gli altri episodi ormai hanno sedimentato negli anni.

Tuttavia, non è certo una scelta avventata, quella operata da Nintendo, dal momento che ben si adegua alla natura portatile di questa nuova avventura.”

 

Ed è questa la più grande novità di Phantom Hourglass: non è certo un episodio rivolto soprattutto agli hardcore gamers, quanto ai giocatori occasionali.

La semplicità degli enigmi e la linearità dei primi dungeons (anche se gli ultimi, e lo stesso labirinto madre, presentano frangenti piuttosto complessi), sono una sorta di invito, di pubblicità, che la saga fa a tutti coloro che non l’hanno mai vissuta.

Il DS spopola soprattutto tra i cosiddetti “non giocatori”, quindi non è certo strana la scelta di Nintendo di voler proporre anche a loro la poesia della Leggenda.

Non sarà strana, è vero, ma non farà neppure saltare di gioia gli affezionati di lunga data, che ancora una volta si sentiranno bistrattati in favore di un pubblico per Nintendo più numeroso e interessante. Che anche loro, però, non disperino, in quanto Zelda Phantom Hourglass è sì un po’ più corto e facile del normale, ma riesce comunque ad offrire un’intensa esperienza di gioco, complice la struttura innovativa ed un buon numero di side quest tutt’altro che banali.

 

QUANDO LA CONSOLE SUDA!

Infine, The Legend of Zelda Phantom Hourglass meriterebbe di essere acquistato per il solo fatto di riuscire a spingere verso vette mai toccate le due tenere valve del Nintendo DS.

Tecnicamente, infatti, l’ultimo parto di Nintendo si configura come un vero e proprio mostro. Non si contano le situazioni di gioco in cui la grafica riesce ad immergere il giocatore in quel poetico e fanciullesco cell shading al pari di quanto accadeva in Wind Waker.

Le ottime animazioni di Link, la sua straordinaria e buffa mimica facciale, i giganteschi guardiani dei templi, la stupefacente caratterizzazione delle isole e dei sotterranei che visiterete, per non parlare poi delle incredibili prodezze degli effetti speciali (l’esplosione delle bombe toccano le vette raggiunte dalle controparti su GameCube), fiondano infatti il DS ad altitudini dove non era mai giunto prima e dove difficilmente arriverà ancora.

Anche il sonoro è a dir poco spaventoso, nel senso più buono ed entusiastico del termine, ovviamente!

Le classiche musiche epiche della saga rivivono splendidamente nel limitato comparto audio della console senza essere stiracchiate dalla compressione dei dati. Un leggero gracchiare di sottofondo può tranquillamente essere risolto tramite le cuffie, che permettono di assaporare ogni singolo dettaglio canoro posto con amorevole cura dagli sviluppatori. Per la gioia dei fans di vecchia data, ci accoglieranno poi diversi brani provenienti sia dal tema principale della serie, sia da quelli più scanzonati e marinareschi assaporati in Wind Waker.

 

L’ALBA E IL TRAMONTO!

Insomma, The Legend of Zelda Phantom Hourglass è un capolavoro. Di più, è uno dei più bei titoli Nintendo di questi ultimi anni. Di più, è forse uno dei più bei titoli per console portatile dell’ultimo lustro.

Tecnicamente sorprendente, stupisce anche per via di una giocabilità solida ed immediata. Certo, la longevità non è forse il piatto forte del titolo, ma come abbiamo detto il DS è una console prevalentemente indirizzata ad un pubblico di “non giocatori”, quindi non si può incolpare Nintendo se con Phantom Hourglass ha scelto di avvicinare la Leggenda anche a questa nuova fetta d’utenza.

Correte a comprarlo!

Autore: Carlo Terzano

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