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RECENSIONE DI: SOUL CALIBUR LEGENDS

Sistema: Nintendo Wii
Target: 16+
Genere: Piattaforma
Giocatori: 1/2

Wireless Single Card: /

Wi-Fi: No
Produttore: Namco
Sviluppatore: Namco
Distributore: Ubisoft
Versione: PAL
Requisiti: /
Uscita: Disponibile

 

Testo a schermo in buon italiano.

 


I modelli poligonali dei personaggi sono discreti, a non convincere affatto sono i paesaggi, eccessivamente spogli.

 

 


Non mancano i boss enormi, peccato però che non richiedano molta strategia...

 


Preparatevi ad affrontare un esercito di cloni, perché in uno stage gli stessi nemici si ripetono all'infinito.

 


Quello che lascia basiti è il fatto che la maggior parte delle mosse di ogni personaggio sia sparita nel nulla...

TRAMA: 6,3

+ A tratti interessante...

- ...Ma troppo forzata.

GRAFICA: 6,8

+ Discreti i modelli dei personaggi.

- Sfondi un po' anonimi.

SONORO: 7,0

+ Musiche epiche tratte dalla serie.

- Non all'altezza degli altri SoulCalibur.

GIOCABILITà: 7,5

+ Wiimote ben sfruttato.

- Anche se in modo caotico.

LONGEVITà: 6,8

+ Completarlo non è semplice...

- Ne avrete la voglia?

GLOBALE: 7,0

In conclusione, 

Soul Calibur Legends non è certo il Soul Calibur che ci saremmo aspettati. Anziché avere di fronte uno dei migliori picchiaduro in circolazione, ci troviamo con un'avventura realizzata troppo velocemente e con troppi pochi soldi per poter sorprendere. Se non siete amanti della saga o sapete già di non poterlo condividere in cooperativa (l'unica modalità che lo salva dalla sufficienza), allora potete togliere dal globale anche mezzo punto.

 

UN PICCHIADURO CON UN PIZZICO DI STORIA O UNA STORIA CON UN PO’ DI PICCHIADURO?

 

Sono ormai lontani i tempi dei picchiaduro senza fronzoli. Quelli cioè in cui i lottatori si trovavano sul ring per il solo piacere di menare le mani e dimostrare al mondo di essere i più forti. Da una decina d’anni a questa parte, infatti, anche un genere tipicamente sconclusionato come quello dei picchiaduro deve trovare puntualmente un qualche pretesto per organizzare tornei in cui si affrontano personaggi appartenente alla schiera del Bene e loschi figuri che strisciano tra le fila del Male. Finali multipli, canovacci che si intrecciano, piccoli colpi di scena… tutti particolari di poco conto ma che contribuiscono in qualche modo a rendere il gioco più longevo, spingendo il giocatore a finirlo più volte usando tutti i lottatori.

Tra gli esponenti che affollano il mercato, la trama più intrigante è senza dubbio quella che muove i fili dei condottieri presenti in Soul Calibur: spade malvagie che attendono di essere scoperte per dominare il mondo; controparti pure in grado di esorcizzare il male; combattenti provenienti da ogni parte del globo e dalle epoche storiche più disparate; stupendi filmati d’intermezzo dal taglio fortemente cinematografico... Insomma, nel gioco firmato Namco capita spesso che si scelga questo piuttosto che quel personaggio solo per vedere come si evolverà la sua personalissima crociata.

 

UN BEL SALTO…

E una trama così ben articolata si presta facilmente ad intriganti spin off. E questo devono averlo pensato anche in casa Pac Man, dal momento che hanno deciso di non creare il solito picchiaduro, puntando invece su di un’avventura che pone l’accento soprattutto sui combattimenti corpo a corpo, anzi, all’arma bianca, dal momento che la serie si è sempre contraddistinta per il fatto che gli atleti non combattono mai a mani nude.

A fare da sfondo agli eventi ci pensa la classica Europa duecentesca, ma dato che i personaggi provengono da svariate ere, non stupitevi se Ivy, nata sul finire dell’800, possa nel suo peregrinare incontrare il geniale Leonardo Da Vinci (inserito forzatamente nella storia e non ne capiamo il motivo!). Lottatori del calibro di Taki e Mitsurugi, poi, sposteranno l’occhio dello spettatore sul Giappone feudale, attanagliato da guerre civili e fatto soprattutto di antichi castelli e di agguerritissimi ninja.

Ma il vero protagonista, questa volta, è colui che è destinato a diventare il cattivo della serie: Sigfried il barbaro, che visse all’epoca dell’Impero Romano.

Il giovane, unico sopravvissuto della sua tribù sterminata dall’imperatore d’oriente, è in cerca della Soul Edge per compiere la sua vendetta. Sarà però convinto dall’imperatore d’occidente a combattere assieme ad altri guerrieri che stanno difendendo strenuamente i confini dell’impero. Pare infatti che Barbaros, l’imperatore di Costantinopoli, si sia alleato con i demoni e che voglia, con l’aiuto di queste orrende creature, sovvertire l’intero ordine costituito.

Come avete capito, le inesattezze storiche sono all’ordine del giorno nella barcollante trama di Soul Calibur Legends (in alcuni passi sembra persino che Vienna sia indicata come la capitale dell’impero occidentale!), che riunisce assieme pirati del secolo scorso (purtroppo Cervantes ha una parte davvero minuscola ed inadatta al suo carisma), dame inglesi ottocentesche, samurai della prima metà del ‘900, cavalieri medievali e intrepidi guerrieri d’epoca romana. Ma questo non costituisce certo un problema, perché i veri difetti sono altri…

 

…MA ATTENZIONE ALL’ATTERRAGIO!

In linea di principio, Soul Calibur Legends non è affatto un brutto gioco, come l’ultima frase dello scorso paragrafo potrebbe far presagire. Certo è che le premesse non proprio esaltanti dei primi filmati sono state, purtroppo, consolidate nella versione finale che ci è arrivata in mano.

L’avventura, anzitutto, si poggia sugli schemi ormai piuttosto vetusti del genere dei picchiaduro a scorrimento. Il che non è affatto un male visto che i giocatori che hanno superato la ventina rimpiangono sempre più spesso giochi rimasti confinati nell’epoca delle salegiochi e dei voluminosi cabinati. I difetti si annidano però nella scarsa cura che caratterizza l’intero gioco, dal gameplay al comparto tecnico.

Le produzioni Namco sono sempre state caratterizzate dall’alta qualità globale e la serie Soul Calibur in particolar modo è il fiore all’occhiello della casa di Pac Man. Eppure con Soul Calibur Legends qualcosa è andato storto. Troppe cose sono andate storte!

Iniziamo dal gameplay: il picchiaduro a scorrimento è un genere monotono a prescindere. Se le azioni richieste, gli scorci attraversati e le storie che fungono da pretesto, poi, sono sempre le stesse, allora il meccanismo rischia di intopparsi.

E in Soul Calibur Legends se non si intoppa si rivela comunque farraginoso: viaggerete per località tratte di peso dai più svariati angoli del globo (Egitto, Grecia, Gran Bretagna, ecc…) che però finiscono con l’assomigliarsi un po’ tutte; vi imbatterete sempre e solo negli stessi nemici e, dulcis in fundo, la caratterizzazione dei combattenti è così approssimativa che non c’è differenza di controllo tra il nerboruto Astaroth e l’agile e letale Ivy!

Avete presente Soul Calibur? Ebbene, cancellate ogni cosa, perché Soul Calibur Legends non pare presentare alcun rapporto di parentela con la saga principale.

Anche il comparto tecnico, da sempre punta di diamante della saga (vi ricordate cosa era riuscito a fare Soul Calibur II su GameCube?), è ridotto ai minimi termini, con modelli poligonali dei lottatori appena abbozzati e dalle animazioni legnose e con sfondi che sembrano provenire direttamente dai titoli PS2 di primissima generazione. Non capiamo perché non abbiano almeno usato il motore di Soul Calibur II…

 

COME TI CONTROLLO!

Qualche soddisfazione è data almeno dal Wiimote, che va smanettato di continuo ed in modo irregolare per far menare fendenti alla propria controparte videoludica. Quel che è certo, però, è che gli accelerometri non sono stati affatto pensati per i picchiaduro, dal momento che, per eseguire i colpi più complessi, sono necessarie una coordinazione e una velocità a dir poco certosine! Così si rinuncia alle mosse più avanzate e si finisce per utilizzare meccanicamente il Telecomando Wii come se fosse una sorta di ventaglio. In più, il repertorio delle tecniche di ogni personaggio è stato ridotto a pochi attacchi base e la mancanza di colpi più potenti ha portato gli sviluppatori ad introdurre un sistema di combo basato sulla ricerca di sfere magiche azzurre che riempiranno un apposito indicatore. Quando la barra sarà piena, potrete sferrare colpi speciali continuando ad eseguire, però, le medesime mosse…

Anche il fattore strategia, insomma, è ridotto al minimo: non solo ci sono poche mosse, ma tutti i personaggi dispongono delle stesse, con la conseguenza che utilizzare Cassandra al posto di Lloyd Irving (simpatico cameo da Tales of Symphonia) è indifferente, se non per il diverso modello poligonale sceso in campo.

 

AMICO, TU MI SALVI!

Per fortuna c’è un elemento in grado di salvare dalla sufficienza Soul Calibur Legends: il multiplayer. Purtroppo le sfide con (o contro) un amico non fanno rientrare il gioco nei binari più canonici del picchiaduro, ma consentono comunque di porre in essere una serie interessanti di sfide e collaborazioni.

Nel primo caso vince chi dei due termina prima dell’altro un livello. Niente di eclatante. Ben più interessante, invece, è la modalità cooperativa, che permette di affrontare la storia principale in compagnia del proprio amico. In questo caso, infatti, Soul Calibur Legends diventa molto più accattivante, portando alla ribalta quei bei pomeriggi trascorsi nelle sale giochi in compagnia dei propri amici.

Non solo in due l’avventura diventa più profonda, ma si ha anche la possibilità di soccorrersi l’un con l’altro, spartendosi i nemici. I mostri, infatti, hanno l’antipatica abitudine di accerchiare il nostro eroe che, messo in difficoltà da una telecamera un po’ sbronza, si ritrova spesso a subire colpi senza neppure poter capire chi li abbia sferrati. In due invece, tutto diventa più facile, comprese le fasi con i mastodontici boss, in cui la difficoltà si impenna verso l’alto e la legnosità delle mosse dei combattenti fa soccombere più di una volta, costringendo il giocatore solitario a rifarsi un intero livello per essere morto proprio sull’uscita.

Tutti questi errori più o meno piccoli, insomma, vengono sanati da una modalità cooperativa che, in Soul Calibur Legends non costituisce certo la classica modalità secondaria dal momento che funziona persino meglio di quella principale.

 

COM’è CATTIVA LA SOUL EDGE!

Insomma, Soul Calibur Legends sarebbe anche un discreto picchiaduro, se fosse nato con un altro nome. Non si può però tirare in ballo un brand del calibro di Soul Calibur per licenziare una produzione assolutamente anonima come questa. E’ vero: il Wii ha perso uno dei più grandi picchiaduro dell’ultima generazione di console (Soul Calibur IV) ed era chiaro che lo scopo di questo spin off era soprattutto quello di fare da “tappabuchi”, ma confrontando la qualità a cui da sempre la saga ci ha abituato con quella che traspare da questo gioco si evince chiaramente che Namco ha tirato su un progetto senza troppe pretese, elaborato in gran fretta e sviluppato con un budget irrisorio. Ed è un gran peccato perché in due il titolo funziona e diverte davvero. Consigliato dunque solamente agli amanti della saga e a chi cerca un buon picchiaduro a scorrimento da condividere con un amico!

Autore: Leonardo Gatto

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