Home Magazine Speciali Archivio' Redazione'
topcontenuti

RECENSIONE DI: RED STEEL

Sistema: Wii
Target: 16+
Genere: Sparattutto
Giocatori: 1/4

Wireless Single Card: /

Wi-Fi: No
Produttore: Ubisoft
Sviluppatore: Ubisoft
Distributore: Ubisoft
Versione: PAL
Requisiti: /
Uscita: Disponibile

Doppiaggio e testo a schermo in italiano.


Le stradine di Tokyo sono ricreate con dovizia di particolari. Chi ama il Giappone riconoscerà alcune locations famose.

 


Altre esterne sono invece meno riuscite ma non mancano comunque di stupire.

 


Dal punto di vista grafico, il meglio Red Steel lo regala nella realizzazione degli interni.

 


Come in tutti i giochi di questi ultimi tempi anche in Red Steel è possibile rallentare il tempo.

 


I duelli con tanto e katana vi sorprenderanno soprattutto all'inizio, quando dovrete ancora prendere confidenza col sistema di controllo.

 


Una volta che avrete ridotto all'impotenza il nemico potrete scegliere se finirlo o lasciarlo in vita.

 


Graziando un avversario guadagnerete dei punti particolari che vi serviranno per imparare nuove mosse.

 

TRAMA: 7,3

+ Mette in luce l'interessante tradizione orientale.

- E' raccontata con schermate statiche...

GRAFICA: 7,7

+ Crea fascino e atmosfera.

- Ambientazioni altalenanti.

SONORO: 8,8

+ Ottimi brani, tutti variegati.

- /

GIOCABILITà: 8,0

+ Ottimo utilizzo del Wiimote nelle sessioni FPS...

- ...Di minor pregio in quelle con la katana.

LONGEVITà: 7,3

+ Divertentente il multiplayer, anche se solo offline.

- Avventura in singolo piuttosto corta.

GLOBALE: 7,8

In conclusione,  Red Steel, per essere uno dei primi titoli per Wii non delude affatto, anzi, rimane il titolo cui conviene far riferimento se si cerca un altro gioco che possa far compagnia a Zelda Twilight Princess. Il sistema di controllo sfrutta pienamente il Wiimote e rende divertente sessioni anche fin troppo classiche mentre i combattimenti all'arma bianca non mancano di innovare e sorprendere. Ad una realizzazione tecnica di buon livello si affianca purtroppo una longevità fin troppo sottile. L'avventura in singolo infatti si termina in circa dieci ore mentre il multiplayer diverte ma è disponibile unicamente offline.

Ciononostante Red Steel rimane comunque caldamente consigliato a tutti i neo-possessori del Wii.

PALLOTTOLE OCCIDENTALI E LAME ORIENTALI.

 

Red Steel è sicuramente uno dei titoli di punta della line up iniziale del Wii. Ovviamente, era infatti palese aspettarselo, le specifiche della macchina ben si prestano ai controlli di uno sparattutto in prima persona e Ubisoft questo deve averlo capito fin dall’inizio.

Annunciato allo scorso E3 come una vera e propria rivoluzione del genere, Red Steel è finalmente arrivato in versione PAL sugli scaffali degli italici rivenditori. Vediamo dunque se le promesse sono state mantenute…

 

MAFIA AD OCCHI A MANDORLA.

Ubisoft non è certo neofita nel campo dei FPS, con Far Cry, anzi, aveva dimostrato di saper creare titoli dal livello qualitativo davvero sorprendente. Inoltre, i giochi della software house francese sono soliti distinguersi per la raffinata realizzazione grafica, per i sensuali ed ammalianti giochi di luce e riflessi, per le sinuose e naturali animazioni dei modelli poligonali. Prince of Persia, King Kong e in ultimo lo stesso Far Cry, puntavano infatti soprattutto su questi fattori per far precipitare a terra la mandibola del giocatore. Anche Red Steel, naturalmente, non viene meno alla tradizione e così i neo-possessori del Wii si ritroveranno molto presto a girovagare per ambienti dal sapore cinematografico.

Se ci seguite con amorevole attenzione, saprete dalle nostre innumerevoli preview che l’intero titolo è ambientato nelle poetiche (ma anche futuristiche) lande del Sol Levante. Ad eccezione infatti del quadro iniziale, che funge soprattutto da tutorial, in cui ci ritroveremo nei malfamati quartieri di Los Angeles, il proseguo dell’avventura si dipanerà tra templi, hotel di lusso, centri commerciali ed umide vie periferiche della nota capitale giapponese.

Proprio il Giappone, con le sue mille e più contraddizioni, ha permesso agli sviluppatori di creare ambientazioni sempre intriganti ed interessanti in cui avranno luogo sparatorie all’americana con forti piogge di piombo bollente e austeri duelli all’arma bianca dal sapore quasi feudale con tanto di riti, movenze e tradizioni classiche dei samurai.

Ambientazioni futuristiche, illuminate dalle gelide insegne a neon e malinconiche atmosfere plumbee tipiche di Blade Runner lasceranno così il posto a giardini zen perfetti nella loro rigida immobilità; i lussi sfrenati degli hotel di Tokyo dal forte sapore occidentale mal collimeranno con gli interni spogli e minimalisti delle ville dei boss Yakuza. Modernità e tradizione si scontrano e si sposano più volte in quella che sembra essere la trasposizione videoludica di Kill Bill.

Saltando a piè pari la trama, del resto è giusto che sia il gioco a raccontarvela, sappiate solo che in questa nuova avventura Ubisoft impersonerete un americano che, tutto solo, dovrà vedersela con la temibile mafia giapponese. Da ganzo statunitense arriverete in Giappone convinti di essere quasi invincibili, con la vostra fidata rivoltella sempre a portata di mano e invece scoprirete che per gli Yakuza combattere all’ultimo sangue è più di una mera lotta per la sopravvivenza. Visti come dei moderni samurai, i mafiosi giapponesi sono fedeli alle tradizioni e nutrono profondo rispetto nei confronti dell’etichetta. Le consuetudini feudali rivivono nelle loro azioni e come dei veri combattenti d’altri tempi sono pronti a morire per il loro padrone. Alla stregua di moderni samurai, inoltre, nutrono grande rispetto per il loro nemico e sono pronti a mettere la loro vita nelle nostre mani se ci dimostreremo più forti. Ecco quindi perché, in talune occasioni, pistole, fucili e mitragliatori lasciano il posto a desuete spade giapponesi (tanto, katana, ecc…) ed ecco quindi perché talvolta capiterà di dover affrontare duelli in modo del tutto nuovo. Uccidere i propri nemici con la propria rivoltella, stando a debita distanza, è infatti facile, tutt’altro, però sarà ingaggiare duelli all’arma bianca in cui le lame scintilleranno sotto ai nostri colpi. Ancora, ecco perché arrivati in Giappone dovremo pregare diversi maestri di spada affinché ci insegnino le antiche tecniche di lotta ed ecco infine perché, nei combattimenti, dovremo sempre mostrare onestà e rispetto per il nemico. Comportarsi come dei veri samurai ci farà infatti guadagnare dei punti particolari che apriranno la strada a nuove tecniche di lotta sempre più letali. Rivelarsi degli spietati assassini farà sì, per contro, che i maestri giapponesi inizino a diffidare della nostra indole e decidano quindi di non renderci partecipi delle loro conoscenze millenarie.

Un samurai, ad esempio, uccide solo se costretto, un sicario, invece, uccide per soldi o per mero divertimento. Una volta che avrete ridotto all’impotenza i vostri nemici, dopo un faticoso duello all’arma bianca, potrete decidere se finirli con un ultimo colpo oppure lasciarli in vita, facendo sfoggio di una magnanimità che vi farà guadagnare il rispetto delle varie gang mafiose che potrebbero persino decidere di unirsi a voi nella vostra lotta personale. Più gang vi aiuteranno, maggiori saranno le possibilità di entrare in possesso di armi del tutto nuove e particolari. Dimostratevi invece dei killer sanguinari e non otterrete altro che un ulteriore spargimento di sangue.

 

LA PALESTRA A DOMICILIO.

Com’è lecito aspettarsi da un titolo creato appositamente per la nuova console Nintendo, anche Red Steel sfrutta le peculiari specifiche della console il che si traduce quindi in un sistema di controllo che fa leva sul Wiimote. Sia le sparatorie, sia i duelli di spade andranno dunque affrontate muovendo e dimenando entrambe le braccia. Non come fa il ragazzo che pubblicizza il gioco, sia chiaro, perché i sensori leggono anche i movimenti più piccoli, ma comunque ogni azione vi richiederà di muovere nello spazio il Nunchuk. Il Wiimote andrà impugnato come una pistola e puntato nella porzione di schermo dove si trovano i nemici, lo stick servirà invece per muovere i passi lungo le intriganti ambientazioni. Anche buttare all’aria un tavolo, aprire una porta o una finestra o gettare una bomba richiedono, naturalmente, una piccola spinta in avanti del proprio braccio. Con C si salta, con B si fa fuoco mentre con la croce direzionale si ricaricano le armi.

La combinazione Nunchuk fa così bene il suo lavoro da far dimenticare molto presto la tanto adorata combinazione “mouse + tastiera”, fin’ora considerata come la modalità di controllo ideale per gli sparattutto in prima persona.

La situazione cambia sensibilmente nei duelli all’arma bianca. In questi frangenti, infatti, l’interazione del Wiimote si avverte meno, scavalcata dal fatto che diverse azioni, come ad esempio la parata, sono precalcolate dal computer. Questo vuol dire dunque che l’alter ego virtuale non seguirà fedelmente il movimento del vostro braccio ma lo leggerà unicamente per far partire un’azione già registrata. Tuttavia, andando avanti con l’avventura e guadagnando il rispetto dei maestri di spada sarà possibile imparare nuove tecniche che richiederanno un uso sempre diverso dell’accoppiata Nunchuk.

Il sistema di controllo, dunque, funziona e lo fa egregiamente. Certo, come abbiamo detto, le sessioni in cappa e spada richiedono una minor interazione, ma in fondo il fatto che il gioco non ci obblighi a dover sciabolare come forsennati davanti al televisore fa anche sì che ogni partita non finisca in un bagno di sudore. Delude leggermente, invece, l’eccessiva sensibilità del sistema di puntamento che spesso traduce un movimento inavvertito del braccio in uno sbalzo improvviso della visuale che finirà per inquadrare il cielo o il pavimento. Deleterio, specie se succede nel pieno di uno scontro a fuoco. Con un po’ di pratica, comunque, imparerete a calibrare tutti i “giochi di polso” richiesti da Red Steel.

 

ACCIAIO BOLLENTE.

Eccezion fatta per l’innovativo sistema di controllo, Red Steel rimane uno sparattutto piuttosto canonico che fa di una successione continua di stanze, corridoi e ambientazioni aperte più o meno ampie lo scenario ideale nel quale trivellare i propri nemici. A dir la verità, in diverse occasioni si ha la sensazione di trovarsi di fronte a scene già vissute in altri giochi, del resto la routine è sempre la solita: si entra in un ambiente, si uccide tutto ciò che si muove e si passa a quello successivo dove, ovviamente, ci attenderà un altro gruppetto ben armato. Lo stampo arcade viene meno grazie all’inserimento di missioni nelle quali ci verrà richiesto di appostarci nell’ombra e uccidere i nostri nemici col proprio fucile di precisione o in altre nelle quali dovremo invece resistere all’assalto di veri e propri eserciti. Le novità culminano, ovviamente, nelle sezioni da giocare armati di tanto e katana, forse non ottime ma comunque divertenti ed utili soprattutto per non avvertire un gameplay altrimenti privo di novità di rilievo.

Un comparto grafico solido contribuisce a creare la plumbea ed intrigante atmosfera della tecnologica Tokyo, peccato solo che non tutti gli ambienti siano stati beneficiati della medesima cura per i dettagli. Spiccano per la bellezza soprattutto gli interni mentre tendono a deludere diversi colpi d’occhio degli scorci metropolitani in cui si avverte in maniera piuttosto netta quanto sia vicina la linea d’orizzonte. I modelli poligonali, tuttavia, sono realizzati in ottima maniera ed animati altrettanto bene. L’IA nemica non fa mai gridare al miracolo, dunque non aspettatevi dagli scagnozzi della mala tattiche e accerchiamenti da grandi strateghi, bensì preparatevi a continui assalti frontali sicuramente più divertenti per chi freme di toccare ripetutamente il grilletto ma anche dal sapore decisamente arcade.

Molto buono è il sonoro, che include brani di diverso genere, dal rock al pop, dal lounge alle musiche tipicamente giapponesi, persino d’altri tempi. I brani sottolineano con devozione ogni momento di gioco, rendendo sincopati gli scontri a fuoco e particolarmente epiche le sfide con i samurai della Yakuza. Flauti e tamburi faranno sentire gli appassionati di manga e anime a casa loro.

 

KIMONO BIANCO O KIMONO ROSSO?

In un vecchio OAV di Lupin III, Ruba il dizionario di Napoleone, era citata la celebre frase di un film nipponico incentrato sulle vicende della yakuza. Un samurai diceva infatti che la vita di un combattente termina indossando un kimono rosso o uno bianco. Che cosa vuol dire? Semplice, che per un membro della storica mafia giapponese la fine è rappresentata o dalla uniforme carceraria o dai vestiti di cerimonia che si indossano nella bara. Vediamo dunque di capire, con una rapida osservazione conclusiva, quale abito vestirà Red Steel.

Come abbiamo detto nei paragrafi precedenti, Red Steel fa del sistema di controllo il suo punto di forza. Per il resto però si tratta di una meccanica di gioco piuttosto classica anche se intervallata varie volte da sessioni più spettacolari ed innovative.

Un valido motore tecnico muove senza incertezze l’intero mondo costruito da Ubisoft rendendo emozionante ogni scontro ambientato per le strade e le ville di Tokyo. Graficamente parlando ci troviamo di fronte ad un titolo altalenante che alterna scenari in grado di stupire a scorci di certo meno evocativi. Diversi effetti di luce e tocchi di classe, quale il bump mapping, conferiscono alle varie ambientazioni una profondità ed una credibilità di tutto rispetto. L’audio è forse l’aspetto più sconvolgente, con musiche che sottolineano ancora più profondamente le contraddizioni nipponiche. Si passa quindi senza avvertire interruzioni da brani rock a cori giapponesi così come nel gioco si passa dalle sventagliate dei mitra ai duelli con la katana. Dal punto di vista meramente tecnico siamo insomma di fronte ad un titolo di buona fattura, che non spinge al massimo la console (del resto, lo ricordiamo, si tratta di un titolo della line up di lancio…) ma che fa egregiamente il proprio lavoro.

Per quanto riguarda la longevità, Red Steel dà il meglio di sé, come tutti gli FPS, nelle partite multiplayer anche perché l’avventura in singolo è sorprendentemente corta. Con un po’ di buona volontà sarà infatti possibile arrivare a vedere i titoli di coda in una decina di ore. Per quanto riguarda la modalità multigiocatore, invece, le varie opzioni disponibili vi permetteranno di divertirsi per lungo tempo con tre vostri mentre purtroppo manca il gioco in rete.

Insomma, Red Steel è un titolo curato e divertente che si presenta come ottima plancia di lancio per le future applicazioni per la nuova console Nintendo.

Autore: Carlo Terzano

Torna al Magazine - Torna alla Home

footer