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Assassin's Creed IV - Black Flag



Assassin's Creed IV - Black Flag
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Sistema
Nintendo Wii U
Genere
Azione
Giocatori
1/8
Produttore
Ubisoft
Sviluppatore
Ubisoft Montreal
Distributore
Ubisoft
Versione
PAL
Requisiti
/
Uscite    
N.D.
N.D.
Disponibile
scheda_networkon scheda_pegi18
   
 
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“NERO PUO' ESSERE BANDIERA, PER UNA IDEA LIBERA E VERA”


Cantava così Gino Paoli, nel lontano 1988, in un inno alla pace a cui ci siamo permessi di rubare una strofa che, meglio di tante altre parole, riassume il contenuto ideologico di questo capitolo di rottura della serie di Assassin's Creed, almeno per ciò che riguarda la sinossi.

Con Assassin's Creed IV – Black Flag impareremo infatti a conoscere un nuovo modo di intendere la confraternita degli Assassini e di vivere al suo interno. Non sono infatti più la cieca ideologia e la fede incrollabile verso gli ideali professati dall'ordine a guidare gli intenti del giovane protagonista, ma ben altri propositi. Come avrete modo di scoprire fin dai primi minuti di gioco, Edward Kenway, l'ultimo esponente di una stirpe che ha avuto inizio con il mitico Altair, vede nella congregazione uno strumento per riscattarsi socialmente, nel tentativo di conquistare ciò che gli uomini desiderano davvero: la libertà.

L'età d'oro dei pirati, l'anarchia di questi combattenti spregiudicati, hanno insomma la meglio anche sulla millenaria faida tra Assassini e Templari...



DALL'AQUILA ALLA JACKDAW

La diversa prospettiva che ci viene fornita da Edward Kenway non sarà l'unico aspetto originale di quest'ultimo capitolo.

Del resto, Assassin's Creed – IV Black Flag non fa mistero di essere un titolo diverso dal solito. Ad iniziare dal contesto storico che abbraccia. Per la prima volta, infatti, il gioco non solo non ha inizio in un'epoca successiva a quella degli episodi che lo hanno preceduto, ma si piazza anzi prima agli eventi che a stretto giro daranno poi vita ad Assassin's Creed III. Ci ritroveremo insomma ancora una volta nel 1700, a poche decine d'anni dallo scoppio della Rivoluzione Americana e da quei fatti che saranno narrati da un altro Kenway: Ratonhnhaké:ton, nientemeno che il nipote dell'attuale protagonista.

E poi naturalmente c'è il gameplay: perduto definitivamente il carattere di free-roaming urbano che da sempre caratterizza la serie, ora il titolo di Ubisoft focalizza la propria attenzione sui viaggi per mare.

Insomma, risulta chiaro che Assassin's Creed – IV Black Flag sia nato quasi per caso, nel tentativo di dare un corpo e maggior risalto a quella modalità secondaria delle battaglie navali apparsa fugacemente nel terzo episodio e che aveva riscosso un così grande successo. Sarebbe stato del resto un peccato lasciarla confinata in Assassin's Creed III, viste le sue incredibili potenzialità.

Non è quindi un caso che, quando il gioco fu presentato all'E3 di Giugno, molti credettero che si trattasse di uno spin-off e non di un episodio per così dire regolare.

Ma queste sono comunque speculazioni che ci interessano relativamente.

Ciò che conta è infatti l'introduzione di diverse novità che scardinano i principi a cui i fans storici del marchio erano abituati e portano la serie verso nuove vette. Ad iniziare, appunto, dal fatto che le città questa volta passino proprio in secondo piano.

Vero e proprio hub di Assassin's Creed – IV Black Flag è difatti il mare dei Caraibi.

Già col terzo capitolo le metropoli avevano perso il ruolo di protagoniste, soppiantate dalla sterminata e selvaggia Frontiera. Ma le immense valle statunitensi non riuscivano comunque a farci dimenticare i vicoli di Costantinopoli, i tesori storici di Roma o la bellezza di Venezia. Anzi, per lo più disabitata e priva di veri e propri centri d'interesse, la Frontiera diventava presto monotona: una lunga parentesi tra una missione e l'altra e nulla più.

Con Assassin's Creed – IV Black Flag la software house canadese ha cercato nel mare cristallino dei Caraibi quel “quid pluris” che è mancato al selvaggio West.

Si viaggia insomma per l'oceano, in totale libertà. Fa molto The Legend of Zelda - The Wind Waker HD, e se volete è proprio il titolo che più si avvicina alle fasi navali del titolo Ubisoft, che naturalmente legge però le scorribande in un'ottica più adulta e matura, meno fiabesca ma non meno epica.

Le prime fasi del gioco parranno classiche, nonostante la splendida ambientazione tropicale. Tuttavia, dopo nemmeno un'ora sarete già al timone della Jackdaw, il vostro galeone pirata, e lì avrete modo di rendervi conto delle importanti differenze con le sequenze navali di Assassin's Creed III.

 

QUINDICI UOMINI SULLA CASSA DEL MORTO

Già, ma cosa potete fare voi, una volta che il gioco vi lascerà, soli, in mezzo all'oceano?

Diventare il terrore dei Sette Mari! Ecco cosa.

Nonostante all'inizio la Jackdaw sia una vera e propria bagnarola semidistrutta, pian piano riuscirete a trasformarla in un vero e proprio predone dell'oceano.

Naturalmente, per riuscirci dovrete prima assoldare una ciurma. Ecco perché, ogni tanto, sarà bene far rotta in un porto sicuro per reclutare degli uomini.

Potrete trovarne nelle tante taverne, poveri, ubriachi e depressi, ma quelli più fedeli saranno senz'altro quelli che salverete dalla morte certa, magari da una zattera in mezzo al mare o da una forca mentre stanno per essere giustiziati.

A mano a mano che racimolerete più uomini, potrete anche costruire nuovi posti per l'equipaggio nella stiva. Una ciurma numerosa è essenziale per abbordare le navi più grosse della vostra.

Perché, non dimenticatevelo, da bravi pirati il vostro obbiettivo principale è e resta quello di razziare i brigantini ed i velieri che vi capitano a tiro, dando vita a furibonde battaglie ed a rocamboleschi inseguimenti tra secche e scogli che affiorano!

Con il dorsale R potrete accedere al cannocchiale: in questo modo vi saranno note le caratteristiche della preda (nazionalità, livello difensivo, cosa trasporta...). Se deciderete di attaccarla, dovrete studiare una strategia. Tuffarsi a testa bassa negli scontri porta alla morte o quantomeno alla decimazione dell'equipaggio. Meglio allora controllare che non vi siano navi della marina nei dintorni, attendere che cali la sera o si alzi la nebbia, oppure aspettare che faccia rotta verso un punto isolato della mappa. Se è ben difesa, assestatele dei colpi di mortaio: fanno danni enormi e permettono di restare a distanza di sicurezza.

Una volta che avrà capito le vostre intenzioni, la vostra vittima potrebbe scappare o affrontarvi. In quest'ultimo caso avvicinatevi all'imbarcazione il più possibile, evitando di starle in scia per non finire contro i barili di dinamite che potrebbe scagliarvi contro. Con X potrete sparare colpi di cannone precisi, sempre che le vostre bordate rivelino dei punti deboli, mentre affiancandola potrete sfruttare tutta la potenza dell'artiglieria pesante, attivabile con ZR. Una buona strategia può anche essere quella di distruggere le vele dell'imbarcazione avversaria con le palle incatenate e seminare il panico a bordo con quelle incendiarie.

Quando sarà alla vostra mercé, avrà inizio l'abbordaggio vero e proprio. Non prima di aver sottomesso le ultime resistenze a colpi di cannoncino. Le navi più grandi potrebbero anche richiedere l'eliminazione di ufficiali o dei cecchini di vedetta sugli alberi: lasciandoli in vita a lungo potreste trovarvi con l'equipaggio dimezzato.

Terminato l'abbordaggio, potrete razzierete le stive della nave e scegliere se farla colare a picco dopo aver utilizzato i suoi materiali per riparare la Jackdaw, minacciare gli ufficiali per ridurre il vostro grado di fellonia (le fregate della marina sono nemici insidiosi: evitate che le vostre rotte vengano percorse da navi da guerra e mantenete un basso profilo quando saccheggiate a destra e a manca, anche perché ci sono molti cacciatori di taglie in giro), oppure reclutare tra i suoi uomini dei membri della ciurma o ancora catturarla e spedirla tra i ranghi della vostra flotta. In Assassin's Creed III era possibile prendere parte ad un minigioco commerciale che richiedeva di gestire carovane e spedizioni: viene riproposto anche in questo nuovo capitolo, con diverse opzioni che lo rendono più profondo ed intrigante.

Ma torniamo al freeroaming. Il Mar dei Caraibi offre ben più di qualche emozionante battaglia navale. Lungo una spiaggia potreste rinvenire ad esempio il cadavere di un esploratore, con stretta ancora in pugno la proverbiale mappa del tesoro. A voi capirne le indicazioni e tentare di inseguire questo ricco bottino.

O, ancora, ci sono i relitti sommersi da depredare: in questo caso le cose si fanno più difficili, perché dovrete vedervela non solo che riserve d'aria piuttosto limitate, ma anche con la fauna ostile dei fondali oceanici, che certo non gradisce che qualcuno la disturbi.

E poi ci sono le sessioni di caccia, indispensabili per produrre nuovi equipaggiamenti. In Assassin's Creed III bisognava disporre delle persone adatte affinché lavorassero i metalli o acconciassero le pelli: in questo nuovo capitolo si risparmia tempo e denaro perché sarà Edward Kenway a calarsi nel ruolo dell'artigiano.

Con le pelli di iguana, i denti degli squali, il grasso di balena e gli artigli delle linci potrete fabbricare giubbetti che vi riparino dai colpi, fondine più capienti, pozioni, lozioni e oggetti da rivendere a caro prezzo.

Se le sessioni di caccia sulle isole non si distanziano troppo da quelle della Frontiera del terzo capitolo (con l'unica differenza data dal fatto che potrete uccidere le vostre prede a colpi di pistola perché le loro pelli non si rovinano più), in mare aperto invece le meccaniche di gioco sono differenti: vi ritroverete su di una scialuppa, a tu per tu con lo squalo o l'orca assassina che intendete uccidere. Prima dovrete arpionarla e legarla all'imbarcazione, quindi colpirla ripetutamente con l'arpione per sfinirla stando attenti ad evitare i suoi attacchi.

La vita del pirata è davvero ricca di insidie...

Ed è un bene che sia così, perché tutte queste side-quest contribuiscono a rendere frizzante ed inebriante l'esplorazione del vasto Mar dei Caraibi, che con i suoi atolli, le sue isolette vulcaniche e le sue incredibili tempeste, non è soltanto un bel vedere, ma anche un perfetto campo di gioco in cui coltivare gameplay diversi dal solito.

 

TERRA! TERRA A BABORDO!

Più classiche, invece, le sequenze a terra, nelle quali potrà capitarvi di saccheggiare magazzini carichi di zucchero, uccidere il riccastro di turno, mettervi sulle tracce di chissà quale antico tesoro di civiltà precolombiane inghiottite dalla giunga o seguire gli sviluppi della trama, i quali vi porteranno piuttosto di frequente nelle tre città principali: L'Avana, Kingston e la piccola repubblica piratesca di Nassau.

Le sessioni a terra controbilanciano la carica innovativa delle fasi marittime, riportando Assassin's Creed IV – Black Flag nel proprio alveo naturale, fatto di pedinamenti (sigh, ancora), duelli all'arma bianca, brutali omicidi, furti, scippi, incursioni nelle altrui proprietà e via andare, così da insozzare sempre più la fedina penale del buon Kenway.

Purtroppo è in questi frangenti che ci si accorge del fatto che Ubisoft Montreal non sia ancora riuscita a sanare alcuni piccoli ma fastidiosi difetti che caratterizzano, con puntualità, ogni episodio.

Ad iniziare naturalmente da un'IA poco accorta, che può essere sopraffatta con facilità tanto nelle fasi stealth, visto che tende a perdonarvi anche gli errori più grossolani, quanto nei combattimenti, dato che molto cavallerescamente preferisce non farvi attaccare da più guardie, ma da un solo nemico alla volta, con qualche sporadica incursione di un secondo.

Ricordate il vecchio Thief di Eidos? Il gameplay puniva il giocatore che si faceva scoprire nelle fasi stealth condannandolo a doversi confrontare con guardie meglio armate e meglio preparate al combattimento di voi. In poche parole, quando si allertava maldestramente un nemico si rischiava sul serio la morte. In Assassin's Creed IV – Black Flag il nostro Kenway è invece una vera e propria belva, che riesce ad avere la meglio su interi eserciti. Talvolta si è quasi incentivati ad ignorare ogni accorgimento a non allertare le guardie, sfidando tronfiamente chiunque ci si pari davanti, perché tanto, una volta imparato il sistema di combattimento basato ancora su parate e contromosse, si è praticamente invincibili.

Un vero peccato. Per fortuna l'anima stealth della serie sopravvive, anche se con difficoltà, nelle missioni nelle quali è vietato uccidere o farsi vedere. In questi frangenti a cerbottana con i suoi dardi soporiferi o quelli del furore che fanno impazzire il malcapitato facendogli attaccare i suoi compagni aggiunge pepe al tutto, ma anche qui bisogna comunque segnalare che il divertimento è spesso compromesso da una IA non all'altezza.

 

UNA CASETTA IN CANADA'

Altra novità introdotta da Assassin's Creed IV – Black Flag riguarda lo sviluppo delle fasi ambientate nel presente. Se fino ad oggi ricalcavano il gameplay di quelle principali, chiedendoci di compiere evoluzioni e assassini all'ombra dei grattacieli o nel caos di uno stadio gremito di spettatori, con questo nuovo capitolo si cambia decisamente registro. E pure prospettiva, visto che queste sequenze inaugurano l'inedita visuale in prima persona.

Ci si ritrova nei panni di un neo assunto dell'Abstergo Industries che deve far rivivere i ricordi di Edward Kenway. Al nostro alter ego è data dunque possibilità di gironzolare per l'immenso e spettacolare edificio della compagnia ultima incarnazione dei Templari d'un tempo che, scopriamo, sfrutta i ricordi degli Assassini per creare videogiochi, romanzi e film con l'etichetta “Assassin's Creed”. Qualcuno sostiene che il grattacielo dell'Abstergo Industries ricordi da lontano gli uffici di Ubisoft Montreal. Almeno dall'esterno non è proprio così, ma chissà dentro...

Comunque sia, il vostro luogo di lavoro sarà l'hub parallelo al Mar dei Caraibi. Inizialmente avrete accesso a pochi uffici e pochi terminali, ma pian piano, guidati da un misterioso interlocutore, inizierete ad hackerare uffici e sistemi di sicurezza, ampliando così il vostro raggio d'azione.

Queste sequenze moderne conservano ancora quel retrogusto amaro di fasi accessorie, appiccicate ad un gameplay che non riesce a farle proprie col solo scopo di giustificare gli eventi della trama, ma rispetto al passato almeno adesso si connotano di meccaniche ludiche originali, che non si limitano a ricalcare le sequenze principali.

 

BELLEZZE TROPICALI

Dal punto di vista tecnico, Assassin's Creed IV – Black Flag centra il colpo, proponendo un comparto solido e di sicuro impatto.

La grafica è pulita e dettagliata, gli effetti speciali e gli effetti di luce aggiungono il dovuto carattere cinematico, il Mar dei Caraibi è enorme e abbonda di scorci da cartolina, le battaglie navali sono semplicemente spettacolari, complici non solo la stazza dei vascelli e dei galeoni, ma anche il numero di PNG coinvolti.

Solo nelle fasi più caotiche il titolo incespica, buttando giù il frame rate, e solo durante le tempeste è possibile notare un leggero pop-up o una realizzazione non ottimale dei tornado. Ma si tratta comunque di difetti risibili, rispetto alla vastità dell'overworld, liberamente calpestabile e navigabile per mettere assieme il freeroaming più appassionante della storia della serie.

Anche il sonoro è di livello assai elevato: le musiche piratesche sono emozionanti, le canzoni che canta la vostra ciurma (i cui spartiti andranno raccolti e collezionati) provengono dalla storia con l'iniziale maiuscola e ancora una volta dimostrano l'incredibile attenzione di Ubisoft per i dettagli storici, mentre il doppiaggio vanta attori d'eccezione -tra cui Francesco Pannofino per Barbanera e Alessandro Capra per Edward Kenway-, che aggiungono alle numerosissime sequenze di intermezzo la dovuta enfasi.

Assassin's Creed IV – Black Flag non rivoluziona la serie, ma apporta un buon numero di modifiche ad un gameplay che iniziava a risentire del peso degli anni.

Le fasi navali sono molto divertenti (a dir poco sorprendenti, specie se non avete provato quelle di Assassin's Creed III), le numerose side-quest finemente intessute con lo svolgimento della trama principale e la caratterizzazione dei comprimari semplicemente perfetta. Magari la sinossi non è all'altezza dei capitoli precedenti, e quasi si avverte che il personaggio di Edward Kenway non ha il medesimo spessore degli Assassini che lo hanno preceduto, ma la sua fame di ricchezze e la sua sete di libertà non lo rendono comunque meno affascinante di Ezio Auditore o del suo taciturno nipote Ratonhnhaké:ton.

 

 

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA


A cura di : Leonardo Gatto


pro_contro_piu Realizzazione tecnica di impatto
pro_contro_piu Pulizia dell'immagine
pro_contro_piu Overworld enorme
pro_contro_piu Centinaia di side-quest
pro_contro_piu Fasi navali emozionanti
pro_contro_piu Battaglie e abbordaggi epici
Le fasi a piedi risentono degli anni pro_contro_meno
Sistema di combattimento desueto pro_contro_meno
IA nemica molto modesta pro_contro_meno
Cali di frame rate mentre si combatte per mare pro_contro_meno
Trama meno complessa rispetto al passato pro_contro_meno

Valutazione Assassin's Creed IV - Black Flag
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pagella_mario
8.6
pagella_termometro10
pagella_mario
9.2
pagella_termometro10
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9.0
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8.5
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9.7
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9.0
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pagella_stellina
pagella_stellina
pagella_stellina
In definitiva, chi pensava che Assassin's Creed IV – Black Flag fosse poco più che uno spin-off prodotto per dar corpo alle divertenti sessioni navali del terzo capitolo viene sonoramente smentito dalla qualità dell'ultimo nato in casa Ubisoft. La navigazione per i Mar dei Caraibi aggiunge alla serie quel carattere free-roaming che stava cercando e dimostra che si può sorprendere il giocatore anche senza chiamare in causa i tesori della Roma papalina o le meraviglie di Venezia ai tempi dei dogi. Ricco di side-quest, immenso e spettacolare, Assassin's Creed IV – Black Flag intratterà a lungo anche i giocatori più navigati. Peccato solo che le fasi a terra evidenzino con prepotenza l'insostenibilità di un combat-system ridotto ai minimi termini e di una IA nemica insoddisfacente.
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