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Intervista al PEGI



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VIOLENZA E VIDEOGIOCHI: IL PEGI DICE LA SUA!


I recenti fatti di cronaca che hanno insanguinato gli USA, tutte stragi inspiegabili accomunate dal fatto di avere come protagonisti ragazzi giovani e all'apparenza tranquilli, hanno portato alla ribalta l'annosa questione dell'opportunità di bandire la violenza dai videogiochi.

Secondo un'opinione che si sta diffondendo sempre più tra le famiglie americane, il nostro hobby preferito sarebbe infatti tra i maggiori responsabili dell'insanità mentale che colpisce i disadattati.

Il presidente Obama non è stato certo a guardare ed ha istituito a tempo di record una apposita commissione che dovrà tentare di capire se la violenza contenuta in alcuni prodotti videoludici possa in qualche modo accendere la scintilla in menti precarie, già inclini alla depressione ed a raptus omicidi.

E mentre l'industria videoludica teme già che si possa arrivare a veri fenomeni di “censura”, il Mario & Yoshi's friends Magazine è volato nel cuore della Vecchia Europa, a Bruxelles, per scambiare quattro chiacchiere sul tema con l'autorità indipendente di garanzia che certifica il tasso di violenza presente nei titoli sul mercato: il PEGI.


Carlo Terzano: Può anzitutto spiegare ai nostri lettori a cosa serve il PEGI e perché è bene seguire le sue indicazioni?

Ivar Posthumus: Il PEGI è stato creato per avvertire genitori ed educatori riguardo i possibili rischi contenuti nei videogiochi per i bambini in tenera età. Ciò avviene mediante un sistema di indicazioni suddiviso per età ed esplicato attraverso i simboli presenti sulle confezioni dei giochi che possono aiutare genitori e tutori nell'orientarsi nell'acquisto.

Non si è obbligati a seguire le nostre indicazioni. Noi evidenziamo che nel gioco possano essere contenute scene inappropriate.

Per mostrarvi esattamente come vengono valutati i giochi, vi abbiamo fatto vedere il questionario usato per censirli (mostrato nell'articolo). A seconda dei 'si' ottenuti nelle varie risposte, il rating sale. E' un modo analitico: non ci può essere ad esempio un PEGI 18+ Paura perché la categoria Paura riguarda solo i 7+.

Per completezza di informazioni è bene che sappiate che il nostro sistema si basa su quello tedesco Kijkwijzer del 2003 qui riportato:

http://www.kijkwijzer.nl/upload/zijbalk1/50_NICAMkijkwijzerGB_03_Questionnaire.pdf

Ci sono svariate reazioni che un bambino può manifestare dopo aver giocato ad un gioco con contenuti inappropriati: potrebbe ad esempio avere incubi, fare la pipì a letto, diventare aggressivo, avere comportamenti inattesi. Non voglio dare una risposta conclusiva a questo argomento in quanto si stanno facendo accurate ricerche in proposito.

Percepire ciò che è vero varia col variare dell'età.

 

E' corretto affermare che bisognerebbe, anzitutto, educare i genitori a capire i videogiochi e a seguire i propri figli mentre giocano, o il PEGI rischia di rimanere lettera morta?

Riteniamo che i genitori siano i soli responsabili dei propri figli anche quando essi giocano. Dunque sì: siamo convinti che sia importante insegnare ai genitori cosa sia il PEGI. Anche perché spesso non immaginano di quanta violenza ci possa essere in un videogioco, specie oggigiorno. La parola stessa, “video – gioco” li induce a pensare a qualcosa di infantile e di non pericoloso.

I genitori inoltre spesso dimenticano l'enorme giro d'affari dell'industria che investe ogni genere, da quelli per bambini ai titoli “tripla A”.

 

Perché non esiste un equivalente del PEGI per i libri? Come mai si ritiene che i giovani vadano salvaguardati solo da film e software?

PEGI esamina unicamente i giochi e non è interessata ai libri. I libri sono molto più difficili da esaminare del resto. Il racconto può essere meno violento dell'immagine e ciascuno può immaginare la stessa scena in modo diverso, più o meno cruento. Vi faccio un esempio: un combattimento con le spade: nel gioco lo vedi, nel libro lo leggi e sei tu che lo immagini! Non sarebbe possibile valutarlo in modo oggettivo.

 

Il rating del PEGI dipende essenzialmente dalle informazioni che l'editore vi fornisce compilando i vostri moduli. Tutto si basa dunque su di un rapporto di fiducia, ma in fin dei conti è come se fosse l'editore stesso ad assegnare al proprio prodotto il rating. Come mai non sono figure professionali del PEGI ad analizzare demo o versioni beta alla ricerca di contenuti particolari e di rilievo?

Per rispondere alla vostra domanda occorre anzitutto delineare l'iter che precede il rating del PEGI.

Prima che qualsiasi gioco venga rilasciato, l'editore deve compilare un nostro questionario on line e sottoscrivere con noi un accordo. Nella prima parte ci sono i rimandi alle sanzioni previste dalle singole legislazioni nazionali in caso di dichiarazione infedele.

Quindi compila la seconda parte, mettendoci al corrente se il gioco contenga o meno contenuti sensibili come: sesso, violenza, ecc...

In base a questo, viene assegnato un rating provvisorio, quindi la parola passa agli amministratori di PEGI (NICAM o VSC a seconda del rating d'età) che porranno in essere ulteriori verifiche.

Ha così inizio la fase di prova vera e propria durante la quale i nostri tester provano il gioco o i materiali a disposizioni dalle 2 alle 4 ore. In questa fase i nostri tester dibattono lungamente se ci sono particolari non chiari.

Quindi tutti i particolari rinvenuti vengono giudicati in base al nostro questionario che ci permette di determinare il rating. Viene redatta anche una recensione che riassume tutti i particolari (atmosfera, suoni, gameplay) appena menzionati.

A quel punto l'editore ci autorizza a pubblicare l'etichetta del PEGI con i descrittori del gioco rinvenuti in sede di recensione.

Lavorando da soli, senza terze parti, in completa autonomia, non corriamo il rischio che il nostro lavoro possa essere influenzato da editori, politici o da chiunque ne avesse interesse.

Il PEGI è pagato dagli editori: la nostra licenza è infatti rilasciata dietro il pagamento di una somma di denaro che può arrivare ad un massimo di 3000 Euro o essere gratuita.

Ciò dipende essenzialmente da quanto dev'essere lungo l'iter appena descritto, dal genere del gioco (non testiamo tutti i generi o tutti i gameplay), dal numero di Paesi in cui il gioco verrà rilasciato, dalle console sulle quali uscirà... Abbiamo un listino prezzi davvero ampio che risponde ad ogni singola esigenza degli editori!

 

E' mai successo che il Comitato reclami sanzionasse un editore che ha reso una dichiarazione infedele? Poniamo il caso che si scopra che un gioco 16+ sia in realtà 18+, cosa accadrebbe?

Il sistema PEGI è basato su di un Codice di Condotta che è un insieme di regole alle quali gli editori sono vincolati contrattualmente. Il Codice detta regole riguardo l'età, la promozione e la pubblicità dei prodotti interattivi tramite il sistema di etichette che già conoscete, e riflette in modo responsabile il software del committente così da informare il pubblico.

La nostra commissione è responsabile di raccomandare continui aggiornamenti nel Codice di Condotta per far sì che gli sviluppi tecnologici, sociali e legali si rispecchino nel sistema PEGI.

I membri della Commissione sono reclutati per la loro abilità ed esperienza tra psicologi dell'infanzia, rappresentanti consumatori/genitori, accademici, esperti dei media, legali che hanno come scopo la protezione dei minori in Europa.

I reclami circa il funzionamento del rating del PEGI vengono accolti da un'apposita Commissione indipendente che si compone di conoscitori dell'infanzia e della psicologia infantile ed è formata per rappresentare uno spaccato della società civile. Il fatto che tale organo sia indipendente e che possa sentenziare in modo definitivo sui reclami assicura il buon funzionamento del sistema.

Un'ulteriore Commissione adirà le vie legali sulla base delle decisioni dell'omologa che ha accolto i reclami.

Il mancato rispetto del nostro Codice di Condotta da parte degli editori può comportare varie conseguenze che si vanno ad aggiungere alle penali previste dal contratto sottoscritto con noi che arrivano fino a 500mila Euro. Questa penale tuttavia sarà applicata soltanto in caso di gravi violazioni: una infrazione che si sia ripetuta per 3 volte in un solo anno.

Comunque, non posso rivelare il numero di “multe” ad oggi comminate agli editori.

 

Il PEGI è proprietà dell'ISFE (Interactive Software Federations of Europe), consorzio nato nel 1998 per rappresentare gli interessi del settore del software interattivo nei confronti dell'Unione europea e delle istituzioni internazionali. Non è dunque un caso di identità di persona tra controllore e controllato? Cosa garantisce l'autonomia ed indipendenza del PEGI?

Questa è una domanda molto intelligente! Come sapete, ci sono due amministratori: il VSC ed il NICAM, entrambi deputati a risolvere le implementazioni pratiche per il sistema. Io ad esempio lavoro per NICAM, non sono sotto contratto con l'ISFE, ma questo mi richiede di essere molto attivo anche per il PEGI. Lo stesso succede per tutti i colleghi sia del NICAM sia di VSC. Questo è un modo di lavoro molto corretto!

 

Sappiamo bene che, dal punto di vista legislativo, in Europa abbiamo in materia videoludica situazioni molto variegate: in Germania per esempio l'esecutivo controlla fortemente il mercato videoludico, arrivando quasi a dei fenomeni di censura per tutelare i minori, in Finlandia il PEGI ha valore di legge, mentre qui in Italia è possibile vendere i titoli 18+ anche ai minorenni. Il PEGI ha forse intenzione di proporre in sede europea l'introduzione di una legge comunitaria da far ratificare ai vari Paesi membri?

In breve no.

Le legislazioni nazionali sono probabilmente più forti.

L'Olanda ha ad esempio recepito il sistema di rating del PEGI nel proprio ordinamento e ora non è possibile per i minori acquistare liberamente giochi consigliati ai soli maggiorenni. L'unica deroga è data per gli infradiciasettenni.

La Gran Bretagna ha fatto altrettanto la scorsa estate (2012). Ora nel Paese non si possono vendere videogiochi sprovvisti del rating PEGI e le indicazioni del PEGI vigono anche nelle sale-giochi.

Il PEGI opera in modo volontario ed indipendente ed ha il solo scopo di informare i genitori riguardo il contenuto dei videogiochi.

Non siamo affiliati con nessun Governo né con le loro leggi. Alcuni Stati hanno adottato nella propria legislazione il nostro sistema ma il PEGI non incentiva questo. Naturalmente, se questa opportunità si verificasse, offriremmo il nostro aiuto, ma non è un nostro obiettivo fare leggi o cambiarle.

 

Qual è stato, ad oggi, il rapporto tra il legislatore europeo ed il PEGI? Parlamento e Commissione si sono dimostrati disponibili ad ascoltare le vostre istanze o disinteressati?

PEGI e NICAM frequentano a tal fine più gruppi di lavoro, ma non possiamo dirvi di più in merito.

 

Negli USA il presidente Obama è tornato a tuonare contro i videogiochi, sostenendo la necessità di studi scientifici che possano dimostrare, o escludere, la responsabilità dei titoli violenti dalle stragi poste in essere da ragazzi molto giovani. Come si pone il PEGI in tal senso? Avete mai condotto test scientifici di tale portata?

Ci sono stati molti studi in merito e non possiamo che incoraggiare altre ricerche perché ci consegnano istantanee della nostra società. Comunque ci sono grandi differenze culturali tra gli USA e l'Europa così non è detto che i loro risultati possano combinarsi coi nostri.

Quello che vorrei ribadire è che il PEGI è e vuole rimanere neutrale: noi non vogliamo né bandire, né censurare i videogiochi, né incentivarve e nemmeno disincentivarne l'acquisto ma soltanto richiamare l'attenzione su eventuali scene di violenza contenute.

 

E' corretto affermare che il lavoro del PEGI tuteli anzitutto la libertà d'espressione degli artisti videoludici? Se il legislatore europeo emanasse una legge che rende il rating vincolante per i rivenditori, potremmo evitare pericolosi casi di censura magari attuati sull'onda dell'entusiasmo per taluni accadimenti dai singoli legislatori nazionali?

E' difficile rispondere ad una domanda ipotetica. Il lavoro del PEGI è molto semplice: noi classifichiamo i videogiochi, non censuriamo o bandiamo niente. Il rating massimo che possiamo dare, 18+, serve a mettere in guardia i consumatori. Poi ciascuno si regolerà di conseguenza.

 

Qual è il vostro messaggio a tutte quelle persone che criticano i videogiochi perché li considerano violenti ed alla base dei delitti più efferati?

Questa è una mia opinione personale e non riguarda il PEGI. Io credo che dovremmo essere tutti più aperti mentalmente perché siamo tutti diversi e ciascuno di noi reagisce in modo differente rispetto ai videogiochi violenti. I genitori sono i migliori giudici in merito perché sono coloro che conoscono al meglio il proprio bambino.

 

Recentemente un famoso giornalista italiano, Aldo Cazzullo, ha paragonato la dipendenza creata dai videogiochi a quella delle droghe. Qual è la vostra opinione in merito? (leggi l'articolo)

Non ho letto il pezzo perché non so leggere l'italiano molto bene, ma dovrebbe essere molto interessante... Però, non avendolo letto, non posso dire di avere opinioni in merito.

 

 

Per ulteriori chiarimenti sul lavoro svolto dal PEGI:

 

Modulo PEGI di dichiarazione e valutazione del contenuto sottoscritto dalle varie software house:

http://www.pegi.info/it/index/id/1232/media/pdf/354.pdf

 

Codice PEGI:

http://www.pegi.info/it/index/id/1233/media/pdf/372.pdf

 

Un ringraziamento particolare a Ivar Posthumus, PEGI Consumer Affairs

 

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA


A cura di : Carlo Terzano

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